Tartarughe marine che “non sanno” che è notte

Nonostante trascorrano la loro vita in mare aperto, le tartarughe marine dipendono in modo vitale dalle spiagge emerse per riprodursi. Ma l’illuminazione artificiale delle coste trasforma i luoghi di nidificazione in trappole ecologiche mortali, alterando i comportamenti millenari di femmine e piccoli.

Il disorientamento sulla sabbia: dalle madri ai piccoli

Le tartarughe marine adulte tendono a depositare le uova sulle spiagge natie rigorosamente di notte, sfruttando l’oscurità per sfuggire ai predatori e alle temperature elevate [fonte: 1, 10]. Tuttavia, la presenza di lampioni stradali, fari e luci di edifici vicini alla costa provoca gravi alterazioni [fonte: 1, 10]:

  • Rifiuto delle spiagge illuminate: Le femmine gravide evitano le spiagge troppo illuminate, finendo per concentrarsi nei tratti rimasti scuri o ombreggiati, con conseguente sovraffollamento dei nidi e riduzione del successo riproduttivo [fonte: 1, 10]. In rari casi, abbagliate dai fari, possono persino vagare verso l’entroterra finendo sulle strade [fonte: 1, 10].

  • La tragica marcia dei piccoli: Appena schiuse, le tartarughine devono raggiungere l’oceano orientandosi istintivamente e allontanandosi dalla sagoma scura delle dune terrestri verso l’orizzonte marino, naturalmente più luminoso grazie al riflesso della luna e delle stelle [fonte: 1, 10].

  • L’inganno della fototassi positiva: Le luci artificiali costiere e il chiarore urbano (skyglow) invertono questo istinto: i piccoli si dirigono verso terra anziché verso il mare [fonte: 1, 10]. Vagando sulla sabbia esauriscono le energie, cadono preda di granchi e uccelli o muoiono disidratati prima dell’alba [fonte: 1, 10].

Tra falsi miti e soluzioni possibili

Per invertire la rotta e proteggere la nidificazione delle tartarughe marine, bastano poche regole di buon senso e il rispetto delle normative vigenti (come la storica legge della Lombardia, modello internazionale contro la sovrailluminazione) [fonte: 8]:

  • Schermare i corpi luminosi: Evitare che la luce venga dispersa verso l’alto o direttamente visibile dalla spiaggia [fonte: 8, 10].

  • Ridurre le temperature di colore: Preferire sorgenti a bassa temperatura di colore o a spettro controllato (come le luci ambra o rosse), a cui le tartarughe e la fauna sono meno sensibili [fonte: 1, 5, 8].

  • Spegnere o attenuare: Limitare l’accensione degli impianti costieri durante la stagione riproduttiva, ricorrendo anche a soluzioni innovative e sistemi regolati dal movimento [fonte: 3, 9].

Restituire buio alla notte significa proteggere la biodiversità e permettere alle nuove generazioni di tartarughe di raggiungere il mare [fonte: 1, 3].

Bibliografia di riferimento

  • Dickerson, A. L., et al. (2026). Understanding and managing ecological light pollution. Nature Reviews Biodiversity [fonte: 1].

  • Eisenbeis, G. (2006). Artificial night lighting and insects: attraction of insects to streetlamps in a rural setting in Germany. Island Press [fonte: 2].

  • Gaston, K. J., et al. (2017). Impacts of artificial light at night on biological timings. Annu. Rev. Ecol. Evol. Syst. 48: 49–68 [fonte: 3].

  • Rydell, J. (2006). Bats and their insect prey at streetlights. Island Press [fonte: 4].

  • Van den Broeck, M., et al. (2021). White LED light intensity, but not colour temperature, interferes with mate-finding by glow-worm (Lampyris noctiluca L.) males. Journal of Insect Conservation 25: 339–347 [fonte: 5].

  • Perkin, E. K., et al. (2014). The impact of artificial light at night on aquatic insects. Freshw. Biol. 59: 697–707 [fonte: 6].

  • Welsh, B. C., & Farrington, D. P. (2009). Public area lighting and crime prevention: a systematic review. Campbell Systematic Reviews 5: 1–55 [fonte: 7].

  • Falchi, F. (1999/2019). Luce artificiale e salvaguardia dell’ambiente notturno (Modelli di legge regionale e schermatura). [fonte: 8].

  • Hölker, F., et al. (2021). 11 Pressing Research Questions on How Light Pollution Affects Biodiversity. Frontiers in Ecology and Evolution 9: 1–13 [fonte: 9].

  • Longcore, T., & Rich, C. (2004). Ecological light pollution. Front Ecol Environ 2: 191–198 [fonte: 10].

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