Sul mercato dell’illuminazione pubblica si affacciano con sempre maggiore insistenza i sistemi a luce radente integrati nelle strutture (guardrail stradali, corrimano, muretti o barriere solide).
CieloBuio guarda da sempre con attenzione all’innovazione tecnologica che mira alla massima efficienza e al minimo impatto ambientale. Questa tipologia di illuminazione rappresenta, sulla carta, una scommessa interessante.

Il principio di base è virtuoso: invece di installare pali alti e impiegare migliaia di watt per illuminare dall’alto, si porta la luce esattamente dove serve – a pochi centimetri dal suolo – utilizzando pochissimi watt. Un’ottima opportunità non solo per alcune strade automobilistiche, ma anche per percorsi pedonali e piste ciclabili.
Tuttavia, come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli costruttivi e fotometrici. Dietro la promessa di “sostenibilità” si nascondono infatti quattro pesanti criticità tecniche che rischiano di trasformare queste installazioni in un boomerang normativo ed economico.
Le 4 potenziali spine nel fianco della luce radente bassa
- Nessuna deroga alle Leggi Regionali: il limite dei 0,49 cd/klm
Alcuni produttori o progettisti giustificano emissioni superiori presentano questi sistemi come soluzioni speciali “in deroga” alle leggi regionali per il contenimento dell’inquinamento luminoso.
È un falso mito: non esiste alcuna deroga. Essendo a tutti gli effetti apparecchi di illuminazione pubblica, devono rispettare rigorosamente le leggi regionali contro l’inquinamento luminoso. Se l’emissione luminosa verso l’alto a 90° e oltre supera le 0,49 cd/klm, l’apparecchio è semplicemente fuori legge in ben 14 regioni italiane.
- Il paradosso del sovradimensionamento (Uniformità vs Normativa)
La vicinanza dell’apparecchio alla superficie da illuminare crea problemi di uniformità della luce. Per evitare l’effetto “macchia di leopardo” (un’alternanza continua di zone d’ombra e zone di luce), i progettisti per rispettare le uniformità prescritte dalle normative sono costretti a ridurre drasticamente l’interdistanza, aumentando gli apparecchi e di conseguenza le potenze installate. Il risultato? Per ottenere un’uniformità a norma, i valori di illuminamento e luminanza media crescono a dismisura. L’impianto finisce così per essere fuori norma per sovradimensionamento illuminotecnico, sprecando molta più energia del dovuto e diventa fuori norma e allo stesso tempo fuori legge.
- Rischi di abbagliamento diretto negli occhi
Al di là dei parametri di calcolo standard (spesso poco significativi per sorgenti così basse), l’abbagliamento reale percepito dall’utente può essere devastante. Se l’apparecchio ha un’emissione non perfettamente schermata verso l’alto, l’intensità luminosa attorno ai 90° (l’orizzonte) colpisce direttamente gli occhi del guidatore o del pedone, compromettendo la sicurezza visiva.

- Rischi di incremento dei Costi di manutenzione
Se questi sistemi seguiranno il destino degli attuali incassi a parete o a terra, andiamo incontro a un problema economico per gli enti pubblici e/o gestori. Tra infiltrazioni d’acqua, umidità, polvere e atti vandalici, la durata media di funzionamento di questi prodotti è spesso inferiore ai 2 anni. CI auguriamo che non si comportino alleo stesso modo ma purtroppo sono a portata di atto vandalico uno dei principali fattori di rischio e sostituire centinaia di moduli integrati nei guardrail comporta costi di manutenzione insostenibili nel medio periodo.
Il pericolo della luce all’orizzonte
Perché insistiamo sull’obbligo di legge di avere emissione nulla a 90° ed oltre? È scientificamente dimostrato che la luce emessa parallelamente al terreno (all’orizzonte o appena sopra) è nettamente più inquinante di quella inviata direttamente verso lo zenit (verticalmente). Questa luce attraversa uno spessore di atmosfera maggiore, si diffonde sino a 200km di distanze ed è la principale responsabile dei fenomeni di inquinamento luminoso.
La posizione di CieloBuio: sì all’opportunità, no ai compromessi
CieloBuio non boccia a priori questa tecnologia. Al contrario, ne vede il grande potenziale come strumento di abbattimento dell’impatto ambientale, anche e soprattutto in ambiti particolari e sensibili come piste da sci o aree pedonali disabitate e naturalistiche in tali ultimi casi per esempio tale tecnologia affiancata da soluzioni con Temperatura di colore uguale o inferiore a 2200K per limitare la componente di luce blu e con l’utilizzo obbligatorio di sensori di presenza per accendere o dimmerare la luce solo quando serve.
Come dimostrare la conformità?
Saremo felici di recensire e riportare sul nostro sito esempi virtuosi e installazioni notevoli che rispettino questi criteri. Ma per farlo vale la solita, invalicabile regola prevista dalle leggi regionali e dalla norma UNI 11630: i dati fotometrici rilasciati dalle case produttrici dovranno firmati dal responsabile tecnico del laboratorio che li ha emessi circa la loro veridicità dimostrando inequivocabilmente l’emissione inferiore a 0.49cd/klm a 90° ed oltre.
