Oltre il mito: perché la vera sicurezza notturna ha bisogno di uniformità e non di eccessi di luce
Spesso si giustifica l’eccesso di luce con la necessità di garantire maggiore sicurezza pubblica (“Bright Lights, Safe Nights!”). Tuttavia, numerosi studi dimostrano che l’illuminazione eccessiva o mal concepita non riduce la criminalità e può persino abbagliare automobilisti e pedoni, risultando “criminal-friendly” [fonte: 18, 20].
Il dogma secondo cui “più luce equivale a più sicurezza” rappresenta uno dei luoghi comuni più duri a morire nelle scelte di amministratori e politici [fonte: 18, 20]. Alla prova dei fatti, la frase corretta è un’altra: più uniformità della luce uguale più sicurezza [fonte: 17, 18]. Spesso la massima uniformità si ottiene proprio con poca luce — basti pensare ai 10-20-30 lux al suolo di una notte ben illuminata, a fronte dei 100.000 lux della luce diurna del sole [fonte: 11, 17]. Meglio dunque una luce contenuta ma uniforme, anziché fari accecanti che creano forti contrasti e zone d’ombra impenetrabili [fonte: 16, 18].
L’inganno psicologico: quando la luce azzera i freni inibitori
Un aspetto fondamentale e spesso trascurato riguarda gli effetti psicologici che l’illuminazione aggressiva produce sugli individui. Una luce intensa e diffusa — simile a quella utilizzata negli interrogatori o negli ambienti carcerari più spietati — ci dà una falsa sensazione psicologica di controllo e protezione [fonte: 8, 17].
Tuttavia, questa presunta sicurezza è un’illusione che fa crollare i freni inibitori e induce a una pericolosa percezione di invulnerabilità, spingendo le persone a esporsi a rischi che al buio o in condizioni di penombra eviterebbero accuratamente [fonte: 17, 18]. Al contempo, i forti abbagliamenti e le zone d’ombra generate dai lampioni mal progettati accecano temporaneamente chi passa, rendendo invisibili eventuali malintenzionati che sfruttano proprio la luce violenta per muoversi indisturbati [fonte: 17, 18].
Ma guardiamo l’immagine
A DESTRA: La luce diretta negli occhi da una sensazione di “abbondanza” d’illuminazione e sensazione psicologica di sicurezza, ma in effetti come già visto, questa luce NON serve assolutamente a nulla, ci toglie la visione dei particolari (come se fossimo in “controluce”), ci fa credere che le cose siano effettivamente “molto” illuminate ma così non è, ci nasconde quanto si pone dietro alla fonte luminosa e per questo è tutt’altro che sicura sia per un pedone che per un automobilista.
A SINISTRA: Se la stessa sorgente di luce fosse diretta verso il basso, l’effetto sarebbe che: ciò che si trova sotto la sorgente di luce è perfettamente illuminato e visibile (e ciò che si vuole illuminare è sempre dai 4 agli 8 metri sotto l’apparecchio illuminante), si sono abbattuti tutti fenomeni di disturbo ed abbagliamento e quindi è più piacevole e meno faticosa la visione notturna, ma proprio per questo, la sensazione psicologica è che sembra ci sia molta meno luce ad illuminare l’ambiente (eppure l’apparecchio è lo stesso e l’oggetto da vedere è decine di volte più “illuminato” ed evidente).
E’ facile dopo questi semplici esempi, comprendere come spesso ciò che a prima vista ci sembra “molto” e “bene” illuminato e “molto sicuro” alla prova dei fatti non lo è, anzi è proprio il contrario, perché:
- Dove si “diffonde” tanta luce creo elevato contrasto e fenomeni di abbagliamento, e subito “dietro l’angolo”, creo zone di ombra diffuse e poco sicure per il pedone perché in questo passaggio da una zona all’altra la nostra pupilla impiega parecchi secondi ad adattarsi.
- La disuniformità nell’illuminazione è fonte di pericolo, lo è sia sulle strade per il traffico stradale che nelle aree pedonali.
Soluzioni e regole di buon senso
Per invertire la rotta, tutelare la sicurezza reale e proteggere l’ambiente notturno, bastano poche regole di buon senso e il rispetto delle normative vigenti (come la storica legge della Lombardia, modello internazionale contro la sovrailluminazione) [fonte: 17, 18]:
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Schermare i corpi luminosi: Evitare che la luce venga dispersa verso l’alto o lateralmente, indirizzandola unicamente dove serve [fonte: 17, 18].
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Ridurre le temperature di colore: Preferire sorgenti a bassa temperatura di colore (luce calda) che interferiscono meno con la fauna e la salute umana [fonte: 14, 17].
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Spegnere o attenuare: Limitare l’accensione degli impianti agli orari e alle zone in cui è realmente indispensabile [fonte: 15, 17].
Bibliografia di riferimento
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Dickerson, A. L., et al. (2026). Understanding and managing ecological light pollution. Nature Reviews Biodiversity [fonte: 11].
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Longcore, T., & Rich, C. (2004). Ecological light pollution. Front Ecol Environ 2:191-198 [fonte: 13].
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Hölker, F., et al. (2021). 11 Pressing Research Questions on How Light Pollution Affects Biodiversity. Frontiers in Ecology and Evolution 9: 1–13 [fonte: 14].
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La Sorte, F. A., et al. (2022). Assessing the combined threats of artificial light at night and air pollution for the world’s nocturnally migrating birds. Global Ecology and Biogeography 31(5): 912–924 [fonte: 15].
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Royal Commission on Environmental Pollution (2009). Artificial Light in the Environment. The Stationary Office (London, UK) [fonte: 18].
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Torres, D., et al. (2020). Artificial skyglow disrupts celestial migration at night. Current Biology 30(12): R696–R697 [fonte: 20].
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International Dark-Sky Association (IDA) ( / Informazioni tecniche sulla sicurezza e schermatura) [fonte: 17].
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Zielinska-Dabkowska, K. M., et al. (2023) / Rapporti istituzionali sulla percezione della sicurezza e illuminazione [fonte: 18].

