Nel numero di giugno 2026 il mensile eco.bergamo, supplemento de L’Eco di Bergamo, riserva un intero inserto al tema. La voce tecnica principale è quella di Diego Bonata, referente di CieloBuio per Bergamo: dai dati satellitari più recenti alle ricadute su salute e biodiversità, fino alla riqualificazione luminosa della città.
Che un supplemento di una testata generalista scelga come titolo di copertina un verso dantesco – «Torneremo a veder le stelle?» – e vi costruisca attorno un dossier di otto pagine è, di per sé, un segnale significativo del rinnovato interesse attorno al tema dell’inquinamento luminoso.
L’inserto «Cercasi il buio», pubblicato da eco.bergamo, affronta l’inquinamento luminoso con un rigore che merita di essere rilanciato, anche perché affida il filo conduttore all’associazione che su questo fenomeno lavora in Italia da oltre venticinque anni. Il referente tecnico e storico co-fondatore di CieloBuio, Diego Bonata, ingegnere e progettista illuminotecnico noto in tutta Italia per il suo impegno pluridecennale verso un’illuminazione ecosostenibile, vi compare come principale interlocutore scientifico, accanto alla naturalista Anna Maria Gibellini dello Sportello Pipistrelli WWF dell’Oasi Valpredina e alla docente dell’Università di Bergamo Mariacristina Roscia.
Il quadro parte dai dati più aggiornati. Uno studio pubblicato su Nature nell’aprile 2026, condotto dal team del progetto Black Marble della NASA con capofila l’Università del Connecticut, ha analizzato circa 1,16 milioni di immagini satellitari notturne quotidiane tra il 2014 e il 2022. Il risultato ridimensiona l’idea di una crescita lineare e uniforme: la luce artificiale notturna a livello globale è aumentata in termini netti di circa il 16 per cento, ma si tratta della risultante di dinamiche opposte – un incremento lordo pari a circa il 34 per cento della radianza di partenza, compensato da una riduzione del 18 per cento. Il fenomeno, in altre parole, è volatile e bidirezionale: cresce dove si costruisce e si elettrifica ex novo, in particolare in Asia, mentre in Europa l’ultimo decennio è stato segnato da una diminuzione, favorita dalle politiche di efficienza energetica e dalla crisi dei prezzi dell’energia. Sullo sfondo restano i numeri strutturali dell’Atlante mondiale della luminosità artificiale del cielo notturno – lavoro guidato da Fabio Falchi, figura storica e già presidente di CieloBuio – secondo cui oltre l’80 per cento della popolazione mondiale, e più del 99 per cento di quella europea e statunitense, vive sotto cieli alterati, e circa il 60 per cento degli europei non vede più la Via Lattea a occhio nudo. La Pianura Padana, tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, è una delle aree più luminose del continente europeo.
Il contributo di CieloBuio è anzitutto di metodo. La definizione coniata dall’associazione e ricordata da Bonata è netta: l’inquinamento luminoso è la luce artificiale dispersa al di fuori delle zone funzionalmente dedicate. Tutta la luce diretta verso l’alto è, per definizione, sprecata. A questa dimensione astronomica se ne affianca una legata all’abbagliamento: sorgenti puntate ad altezza uomo compromettono la corretta percezione dello spazio notturno e possono creare situazioni di pericolo, soprattutto sulle strade – dove illuminare bene, e non semplicemente illuminare di più, è ciò che aumenta davvero la sicurezza. Rispetto ai primi anni Duemila, quando i lampioni obsoleti erano la fonte principale, il fronte si è spostato: oggi il problema maggiore è l’illuminazione privata mal orientata, dai proiettori dei capannoni ai maxischermi pubblicitari a LED che rivestono intere facciate.
Sul versante sanitario, il dossier riporta correttamente l’asse centrale della questione: l’esposizione a luce artificiale nelle ore notturne, in particolare alla componente blu fredda dei LED, sopprime la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia. Su questa base diverse ricerche associano l’alterazione cronica dei ritmi circadiani a un aumento del rischio di alcune patologie; va precisato, per correttezza, che si tratta di associazioni epidemiologiche di diverso grado di consolidamento – il più solido dei quali è la classificazione, da parte dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), del lavoro notturno con alterazione dei ritmi circadiani come «probabilmente cancerogeno per l’uomo».
Ancora più documentate sono le ricadute ecologiche. Gibellini descrive i pipistrelli come sentinelle della qualità ambientale: la loro retina, dominata dai bastoncelli, è adattata alla penombra, e un ambiente illuminato da LED bianchi altera profondamente i loro spostamenti, la ricerca di cibo e la sopravvivenza delle colonie. La luce artificiale colpisce anche gli impollinatori notturni, come le falene, e – è l’esempio urbano portato da Bonata – concorre allo squilibrio che negli ambienti cittadini ha favorito la proliferazione della cameraria (Cameraria ohridella), l’insetto minatore che ha decimato gli ippocastani. Un dato, però, è incoraggiante: quello luminoso è l’unico inquinamento immediatamente reversibile. Spegnere o riprogettare correttamente un impianto ne annulla l’effetto quasi immediatamente.
Il caso di Bergamo è emblematico. La città ha avviato con A2A Illuminazione Pubblica una riqualificazione complessiva – circa 30 milioni di euro, concessione dodicennale, oltre 15.000 punti luce già convertiti a LED – con una riduzione stimata dei consumi del 17,6 per cento. La transizione al LED, sottolineano gli esperti, è necessaria ma non sufficiente: gli apparecchi vanno schermati, orientati verso il basso e mai verso il cielo, dotati di regolazione del flusso e di sensori di presenza, e caratterizzati da una temperatura di colore calda. È il punto in cui la normativa diventa decisiva. Il riferimento resta la legge regionale lombarda 17/2000 – a lungo modello internazionale, nata anche grazie alle oltre 25.000 firme raccolte in Lombardia dalla campagna di CieloBuio, di forte radicamento bergamasco – oggi sostituita, con norme transitorie, dalla legge regionale 31/2015. Bonata annuncia l’imminente approvazione del regolamento attuativo regionale, atteso da anni, che introdurrebbe limiti stringenti anche per i ledwall pubblicitari e per la luce intrusiva molesta.
Proprio qui si colloca l’ultimo, non secondario, contributo dell’associazione: la cittadinanza attiva. La legge lombarda si applica agli impianti sia pubblici sia privati e chiunque può segnalare una fonte di illuminazione non conforme. CieloBuio mette a disposizione linee guida e modelli: fotografare l’impianto che disperde luce, indicare se manca la schermatura o se punta verso l’alto, e trasmettere la segnalazione – preferibilmente via PEC – al Comune e all’ARPA di riferimento. È la traduzione concreta di un principio semplice: il buio, quando è ben progettato, non è assenza ma qualità dell’ambiente, della salute e del cielo che ci sovrasta.
Redazione CieloBuio
Per approfondire
- eco.bergamo, inserto «Cercasi il buio», giugno 2026 (supplemento a L’Eco di Bergamo) – Scarica il PDF completo

