18 febbraio 2025 – Più luce non significa più sicurezza: CieloBuio ospite di Bassano Notizie per “M’illumino di meno”

Il 16 febbraio 2026, nella Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, Tobia Invernizzi Martini – referente di CieloBuio per la Lombardia – è stato intervistato dal telegiornale Bassano Notizie di TVA Vicenza per parlare di inquinamento luminoso, del caso Veneto e del falso mito secondo cui illuminare di più renderebbe le città più sicure.

In occasione della XXII edizione di M’illumino di meno, la storica campagna di Rai Radio2 dedicata al risparmio energetico e agli stili di vita sostenibili, Bassano Notizie – il telegiornale locale di TVA Vicenza – ha dedicato un servizio al tema dell’inquinamento luminoso, ospitando Tobia Invernizzi Martini, referente di CieloBuio per la Lombardia. Il servizio è andato in onda il 16 febbraio 2026 ed è disponibile 🎥 sul sito di TVA Vicenza.

L’Italia maglia nera tra i Paesi del G20

L’intervista ha preso avvio con un dato che rende bene la dimensione del problema: l’Italia, insieme alla Corea del Sud, detiene il primato negativo di Paese con il peggior inquinamento luminoso tra i membri del G20. Circa otto italiani su dieci non possono più vedere un cielo notturno naturale. Nella Pianura Padana – che coinvolge direttamente anche il Veneto meridionale – la Via Lattea è ormai completamente invisibile a occhio nudo.

Ma le conseguenze vanno ben oltre la perdita di uno spettacolo naturale. La luce artificiale notturna altera i ritmi circadiani e la produzione di melatonina nell’essere umano, decima le popolazioni di insetti impollinatori, disturba le rotte migratorie degli uccelli e altera i cicli riproduttivi della fauna. A tutto questo si aggiunge un enorme spreco energetico ed economico: l’Italia spende per l’illuminazione pubblica in proporzione molte volte più di Paesi come la Germania, senza che a questo corrisponda un beneficio dimostrato né in termini ambientali né di sicurezza.

Il Veneto: un caso da seguire da vicino

Il Veneto ha un legame storico con questo tema: è stata la prima Regione italiana a legiferare contro l’inquinamento luminoso, già nel 1997, aggiornando poi la normativa con la L.R. 17/2009, considerata tra le più avanzate d’Italia. ARPAV – l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto – dispone di un Osservatorio permanente e monitora la brillanza del cielo con una rete di sensori distribuiti sul territorio. L’Altipiano di Asiago, dove sorge l’Osservatorio Astrofisico dell’Università di Padova, è uno dei migliori siti nazionali per l’osservazione astronomica.

Un elemento di stretta attualità riguarda le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, che si svolgono in parte in territorio veneto: ARPAV sta monitorando l’impatto luminoso delle infrastrutture olimpiche, confrontando i dati con quelli degli inverni precedenti. Si tratta di un’occasione unica per misurare concretamente l’effetto che i grandi eventi hanno sul cielo notturno delle montagne venete.

Il falso mito “più luce, più sicurezza”

La parte più controintuitiva – e forse più utile per il dibattito pubblico – dell’intervista ha riguardato il rapporto tra illuminazione degli spazi pubblici e sicurezza percepita. L’assunto diffuso secondo cui piazze e strade più illuminate siano automaticamente più sicure è, nei fatti, privo di basi scientifiche solide.

Il tema è stato approfondito in modo rigoroso da Luca Invernizzi – giornalista scientifico, astrofilo e socio fondatore di CieloBuio – nel volume Illuminazione pubblica e criminalità. La luce come variabile indipendente per comportamenti devianti?, pubblicato da Editoriale Delfino (prima edizione 2021, ristampa 2022). Il saggio, che supera le 300 pagine con un approccio interdisciplinare tra criminologia, sociologia e illuminotecnica, ha ricercato nella letteratura specialistica prove statisticamente significative a sostegno dell’efficacia degli interventi di deterrenza al crimine basati sull’incremento della luce artificiale notturna. La conclusione è netta: non esiste alcuna relazione scientifica accertata tra la sovrabbondanza di luce artificiale e una maggiore sicurezza, né in termini di riduzione dei reati né di prevenzione degli incidenti stradali.

Anzi, la ricerca documenta casi in cui si è prodotto un effetto paradosso: un eccesso di illuminazione può generare una falsa percezione di sicurezza che, in alcune circostanze, favorisce comportamenti devianti invece di scoraggiarli. Studi condotti in Francia, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito hanno mostrato che la riduzione dell’illuminazione su alcune arterie stradali non ha prodotto alcun aumento degli incidenti, e in certi casi ha addirittura migliorato la sicurezza stradale, inducendo i conducenti a una maggiore prudenza. Come scrive Invernizzi al termine del saggio, occorre smettere di utilizzare la criminalità come pretesto per illuminare indiscriminatamente, in assenza di riscontri scientificamente robusti.

Il confine tra genuini interventi di riqualificazione illuminotecnica e quello che il libro definisce il “business della luce” è molto sottile, e proprio questa consapevolezza dovrebbe guidare le scelte degli amministratori pubblici in materia di illuminazione urbana.

Per approfondire il tema è disponibile la scheda del libro sul sito di CieloBuio.

▶️ Guarda l’intervista completa su Bassano Notizie – TVA Vicenza

Redazione CieloBuio

Commenti chiusi