Inquinamento luminoso: pubblicata la Terza Direttiva della Regione Emilia-Romagna

La Terza Direttiva della Regione Emilia-Romagna in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico, pubblicata il 20 novembre 2015 sul BUR n. 299, sostituisce la precedente (DGR 1688/2013) apportando ulteriori elementi di innovazione e di miglioramento, grazie all’attento monitoraggio che la Regione ha effettuato negli ultimi due anni sull’applicazione della norma da parte di progettisti qualificati libero-professionisti e appartenenti ai Comuni.
Il testo della Delibera n°1732 del 12 Novembre 2015 è scaricabile qui.
Si ringrazia il portale web della regione Emilia-Romagna.

Le principali modifiche/innovazioni della Terza direttiva si possono così riassumere:

– proroga fino a dicembre 2016 ai comuni per la redazione del Piano della Luce, strumento obbligatorio la cui scadenza era fissata entro novembre 2015;

– ammissione dell’uso dei LED anche nelle zone di particolare protezione all’Inquinamento luminoso (zone attorno agli Osservatori astronomici ed astrofisici, aree Naturali protette, siti della Rete Natura 2000 e corridoi ecologici) se con una temperatura di colore fino a 3000°K. Si precisa che il LED era già ammesso fuori dalle zone di protezione se con temperatura di colore fino a 4000°K. Inoltre, indicazione, a maggior tutela degli habitat particolari o di specie animali particolarmente protette (vd. Direttiva habitat e direttiva “uccelli”), della possibilità di utilizzare LED color ambra, meno impattante sull’ecosistema.

– inserimento della modulistica utile alle comunicazioni/certificazioni/dichiarazioni dei soggetti previsti. Tale modulistica, presente solo in parte nella precedente direttiva, è stata espressamente inserita per facilitare l’identificazione dei giusti e necessari contenuti e limitare al massimo, eventuali richieste di integrazione da parte dei comuni, Enti deputati al controllo in caso di esposto o su propria iniziativa.

– aggiornamento dei riferimenti di legge per la certificazione degli apparecchi in merito al rischio fotobiologico (rischio di danni alla retina e ai tessuti degli occhi legati soprattutto all’uso dei LED);

– indicazione, anche ai fini del risparmio energetico, della possibilità di utilizzo dell’illuminazione di tipo “adattivo”, che attraverso moderne tecnologie, permette di variare il tipo di illuminazione prevista per meglio gestire la luce stradale, al variare delle condizioni meteo/giornaliere.

– indicazione dell’opportunità di dotare gli impianti di illuminazione pubblica oltre che di orologi astronomici (sistemi obbligatori per far accendere/spegnere gli impianti di illuminazione agli orari di tramonto/alba) di relè crepuscolari, per motivi di sicurezza. I dispositivi crepuscolari infatti, comandano l’accensione della luce in particolari condizioni di anomala scarsa luminosità (es. temporali, eclissi, o non funzionamento dell’orologio astronomico) a prescindere dall’orario ufficialmente previsto.

– migliore specificazione del regime a cui sono sottoposti i nuovi impianti di illuminazione realizzati per riqualificare gli impianti già esistenti, e identificazione dei parametri tecnici che possono essere non rispettati, in caso di concreta ed oggettiva impossibilità (es. nel caso in cui l’impianto sia riqualificato senza spostare i pali della luce, oppure in caso di apparecchi storici tutelati dalla Soprintendenza).

– miglioramento dei requisiti tecnici previsti per i “particolari impianti di illuminazione” quali gli impianti sportivi, l’illuminazione architettonica, le aree verdi, e le insegne luminose, grazie all’apporto professionale di tecnici specialisti del settore.

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