30 giugno 2025 – In Veneto 4 Comuni su 10 fuorilegge per inquinamento luminoso

ARPA presenta relazione alla Seconda Commissione Consiliare

Un quadro preoccupante emerge dai controlli effettuati nel 2023: quasi la metà degli impianti di illuminazione pubblici e privati non rispetta la normativa regionale. L’assessore Zanoni sollecita sanzioni immediate mentre cresce il dibattito sulla necessità di aggiornamenti normativi

🔗 Estratto dall’articolo de “Il Gazzettino” del 30 giugno 2025

ARPA Veneto ha presentato alla Seconda Commissione del Consiglio Regionale una relazione dettagliata sull’inquinamento luminoso nel territorio veneto, tracciando un quadro che richiede interventi urgenti e strutturali. I dati relativi ai controlli del 2023 rivelano una situazione critica che coinvolge sia la sfera pubblica che quella privata.

I numeri del 2023: un dato allarmante

Nel corso del 2023, ARPA Veneto ha condotto 975 controlli su impianti di illuminazione, con un incremento significativo rispetto ai 945 dell’anno precedente. L’elemento più preoccupante emerso dalla relazione riguarda la percentuale di non conformità: 4 Comuni su 10 presentano impianti di illuminazione che violano le disposizioni della Legge Regionale 17 del 2009, normativa che dovrebbe garantire il contenimento dell’inquinamento luminoso nel territorio veneto.

La situazione appare particolarmente grave se si considera che, nonostante siano trascorsi oltre quindici anni dall’entrata in vigore della normativa, il Piano di Illuminazione Comunale (PICIL) non è ancora stato adottato da numerosi Comuni veneti. Questo strumento di pianificazione rappresenta il prerequisito fondamentale per un contenimento efficace dell’inquinamento luminoso a livello locale.

Le criticità evidenziate da ARPA

Come emerge dalla documentazione presentata in Commissione, le problematiche riguardano molteplici aspetti: dalla perdita di visibilità del cielo stellato – con significativi impatti ambientali che includono interferenze con la flora, la fauna e le osservazioni astronomiche – fino agli effetti sulla salute umana. L’inquinamento luminoso atmosferico non implica solo lo spreco di luce verso l’alto, ma determina uno spettro di conseguenze che la normativa regionale aveva l’obiettivo di prevenire.

Particolarmente rilevante è il dato relativo alla necessità di un aggiornamento normativo. L’attuale Legge Regionale 17/2009 necessita, secondo quanto riportato, di una revisione che tenga conto dell’evoluzione tecnologica nel settore dell’illuminazione. L’introduzione di nuove tecnologie, in particolare i sistemi LED, richiede una regolamentazione più specifica e dettagliata. Gli impianti di piccole-medie dimensioni, caratterizzati da numerosissimi punti luce installati con tecnologie avanzate come droni e spettrometri, rappresentano una sfida che la normativa attuale non affronta in modo completamente efficace.

La posizione dell’assessorato regionale

L’assessore all’Ambiente della Regione Veneto, Gianpaolo Bottacin, ha confermato la necessità di un intervento legislativo che rafforzi gli strumenti di controllo e introduca sanzioni più efficaci. La valutazione di impatto ambientale, proposta come strumento per garantire controlli efficaci nei confronti degli impianti privati di grande dimensione, rappresenta una delle possibili soluzioni al vaglio della Regione.

Il consigliere regionale di Europa Verde, Andrea Zanoni, ha espresso una posizione ancora più netta, sollecitando un’azione immediata. Nelle sue dichiarazioni riportate nell’articolo pubblicato su Il Gazzettino, Zanoni ha evidenziato come il 40% dei Comuni ignori la legge SerEnergia – una variante denominativa della LR 17/2009 – citando specificamente il caso di Treviso, dove oltre 20.000 abitanti convivono con un Piano di Illuminazione ancora in fase di adozione. La richiesta è chiara: “Il privato che installa impianti non a norma va sanzionato, ma semplice-mente installati, spesso in difformità alla legge del 2009, senza alcun controllo preventivo della PA”.

Zanoni ha inoltre sottolineato la necessità di dotare ARPA Veneto delle condizioni operative adeguate per svolgere efficacemente il proprio ruolo di controllo, mettendo in luce come l’Agenzia debba essere messa nelle condizioni di garantire controlli efficaci con poteri ispettivi diretti e tecnologie avanzate.

Le reazioni politiche e il dibattito normativo

Anche il consigliere di Forza Europa, Andrea Bassi, ha partecipato al dibattito, evidenziando la necessità di sensibilizzazione sull’argomento dell’inquinamento luminoso. La sua proposta si concentra su una duplice strategia: da un lato, il potenziamento dei controlli con l’introduzione di sanzioni efficaci; dall’altro, un approccio educativo rivolto a cittadini, scuole e imprese per promuovere una maggiore consapevolezza ambientale.

Il caso virtuoso di Fiesso d’Artico

Nel contesto di queste criticità, emerge il caso positivo di Fiesso d’Artico, citato dall’assessore Vianello come esempio virtuoso di gestione dell’illuminazione pubblica. Il Comune, che aveva già approvato il PICIL ovvero il Piano di Illuminazione e adottato il Piano di Risanamento Energetico e della Riduzione dell’Inquinamento Luminoso, dimostra che l’applicazione efficace della normativa è possibile quando esiste una volontà politica chiara e un approccio sistematico al problema.

Prospettive future

La relazione di ARPA Veneto alla Seconda Commissione Consiliare apre ora una fase di riflessione che dovrà necessariamente tradursi in azioni concrete. L’aggiornamento della normativa del 2009, l’introduzione di meccanismi sanzionatori più incisivi, il rafforzamento dei poteri ispettivi dell’Agenzia e la promozione di campagne di sensibilizzazione rappresentano i pilastri su cui costruire una strategia efficace di contrasto all’inquinamento luminoso.

La sfida è duplice: da un lato garantire che gli enti locali adottino gli strumenti di pianificazione previsti dalla legge, dall’altro assicurare che i privati, responsabili di una quota significativa delle installazioni non conformi, vengano sottoposti a controlli preventivi e a un regime sanzionatorio che scoraggi le difformità normative.

I 975 controlli del 2023, in crescita rispetto all’anno precedente ma evidentemente insufficienti a coprire l’intero territorio regionale, costituiscono un punto di partenza per un’azione più capillare e strutturata che il Veneto dovrà mettere in campo nei prossimi anni, se vorrà preservare il proprio patrimonio ambientale e il diritto dei cittadini a un cielo notturno di qualità.


Redazione CieloBuio

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