Radiazioni ottiche: rischio alla salute da luce blu

Il sito web della Società ECOLAV Service – Ecologia Igiene e Sicurezza sul Lavoro di Carmagnola riporta un interessante articolo sui rischi alla salute derivanti dalla componente blu delle luci artificiali, specialmente nei luoghi di lavoro, e raccomanda l’utilizzo di DPI specifici.

La scoperta del danno retinico da luce blu è relativamente recente, ed ha consentito di chiarire alcuni aspetti della patogenesi della maculopatia di microchirurgia della cataratta.
Nei soggetti con particolari livelli di esposizione o con caratteristiche oculari che li rendono maggiormente sensibili all’azione della luce blu, devono essere fortemente raccomandati dispositivi di protezione individuali.

Si ringrazia lo staff di ECOLAV Service per averci consentito l’uso di questo articolo.

La principale fonte di luce blu è il sole, responsabile di diverse patologie oftalmiche, ma sono anche sempre più diffusi sistemi artificiali di illuminazione potenzialmente dannosi, progettati dall’uomo per i più differenti scopi, oltre a quello primario dell’illuminazione.
Si definisce “luce blu” la radiazione luminosa compresa tra i 380 ed i 520 nm, a queste lunghezze d’onda ed in determinate condizioni di esposizione, l’occhio può essere soggetto sia a danni retinici che a carico del cristallino (cataratta) che possono essere di natura termica o fotochimica.
Il danno termico è determinato da un aumento della temperatura dell’area retinica irradiata, dovuto ad elevati livelli di potenza della radiazione luminosa per tempi d’esposizione anche molto brevi.
Il danno fotochimico, invece, si verifica in assenza di un aumento della temperatura della zona retinica irradiata, con bassi livelli di potenza della radiazione luminosa anche a seguito di esposizioni di più lunga durata (minuti).
La radiazione ottica proveniente da queste sorgenti artificiali è ampiamente utilizzata in applicazioni industriali, commerciali (illuminazione di negozi, supermercati), mediche, scientifiche ed anche abitative (illuminazione di ambienti, proiettori). Tra le sorgenti di luce artificiale più diffuse certamente quelle con la maggiore emissione di luce blu sono le lampade ad alogenuri metallici o lampade a pressione. La loro diffusione è legata al fatto che emettendo uno spettro luminoso ampio consentono una migliore discriminazione cromatica.
Per le suddette ragioni si consiglia di verificare nelle proprie realtà abitative e industriali le caratteristiche delle lampade utilizzate e sarebbe estremamente utile introdurre l’obbligo per i costruttori di apparecchi illuminanti, di allegare un foglio illustrativo sulle caratteristiche di emissione delle sorgenti, soprattutto per le apparecchiature ad impiego lavorativo.
Qualora sussistano tali sorgenti di esposizione, se possibile, si consiglia di sostituirle con altre a bassa emissione della quota del blu, viceversa si consiglia di valutare l’esposizione personale a tale rischio e di codificare i tipi di lenti di protezione da utilizzare (oftalmiche, a contatto, da sole) in base alle loro caratteristiche di filtrazione della radiazione ottica come avviene per le creme solari.
La scoperta del danno retinico da luce blu è relativamente recente, ed ha consentito di chiarire alcuni aspetti della patogenesi della maculopatia di microchirurgia della cataratta.
Per lungo tempo, infatti si è creduto che tale patologia fosse correlata al danno termico indotto dagli infrarossi, ma gli studi relativi alla conduzione e dissipazione del calore del tessuto retinico, hanno consentito di portare precise e sostanziali critiche a questa teoria. Infatti, un’attenzione particolare meritano i soggetti operati di cataratta i quali, per l’assenza dell’azione filtrante prodotta da un cristallino “pacato” per effetto dell’età, diverrebbero maggiormente suscettibili di danno.
Nei soggetti con particolari livelli di esposizione o con caratteristiche oculari che li rendono maggiormente sensibili all’azione della luce blu, devono essere fortemente raccomandati dispositivi di protezione individuali.
Questi sono rappresentati dagli occhiali da sole e dalle lenti a contatto. Solo da pochissimo tempo sono disponibili sul mercato lenti a contatto in grado di filtrare anche la luce blu, e rispetto agli occhiali da sole, presentano il vantaggio di ricoprire interamente la cornea, e, quindi, annullare il rischio correlato alla luce proveniente dall’alto o riflessa dal basso.

A cura del Dr. Diego ROSSI

 

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