La sicurezza degli altri è tutta full-cut off

Un recente viaggio all’estero e il conseguente transito in alcuni aeroporti internazionali mi hanno fatto riflettere su quale sia effettivamente il limite tecnico delle tecnologie di limitazione dell’inquinamento luminoso negli impianti dedicati alla sicurezza, avendo ben presente che molte delle nostre leggi in materia prevedono tra le deroghe le installazioni per porti, aeroporti e via dicendo.

 L’imbarco a Venezia Tessera era avvenuto osservando un po’ sbigottito le incredibili torri con vela riflettente, realizzate sull’intero piazzale di parcheggio e manovra degli aerei. “Se è per la sicurezza …” mi sono consolato, pensando a quanta energia sprecavano inutilmente quegli impianti.
L’arrivo ad Amsterdam Shiphol ha dato un primo schiaffo alle mie deboli certezze, se così vogliamo chiamarle. Perché tutte le torri faro dell’aeroporto internazionale, decisamente più grande e trafficato di quello veneziano, erano a norma anti inquinamento luminoso, con proiettori asimmetrici e per di più, udite udite, correttamente orientati.

 

Che in Olanda ignorino le norme di sicurezza mi pare improbabile. Più semplicemente, nel realizzare tutto a norma antinquinamento, avranno pensato che era inutile abbagliare i piloti in fase di decollo, atterraggio e manovra, oltre a gettare per aria soldi per la bolletta. E, probabilmente non avranno neppure dovuto fare i conti con qualche “esperto” pronto a metterli in guardia sui disastri epocali indotti da fari che non sparano luce ovunque. Ma gli olandesi, è noto, sono un popolo eccentrico, tanto da mettere lampioni full cut off perfino all’interno dei grandi saloni d’attesa.
Un volo apparso davvero interminabile mi ha poi fatto atterrare all’aeroporto internazionale di Taipei. Anche in questo caso, un’altra batosta clamorosa alle mie credenze: tutto lo scalo, dai lampioni dei parcheggi alle torri faro, era dotato di impianti full cut off.

 

 

A voler essere onesti in giro per la capitale di questo lembo d’Asia, economicamente e socialmente molto progredito (in alcuni casi molto più di noi), non è che il contenimento dell’inquinamento luminoso sia un’ossessione. Nel centro dell’immensa capitale, i fari inquinanti c’erano eccome. Ma all’aeroporto no. Manco uno, piccolo piccolo, nulla.
I casi sono due: o i progettisti con gli occhi a mandorla non ci capiscono nulla di illuminotecnica e sicurezza, o qualcuno, dalle nostre parti, racconta quello che gli pare. Mi scuseranno i lettori per l’approccio un po’ semplicistico e allegro, ma quello che ho compreso veramente, nel corso di questo viaggio intercontinentale è che molte obiezioni, frapposte da chi osteggia l’applicazione delle norme anti inquinamento luminoso, sono semplicemente la foglia di fico dietro alla quale nascondere la poca voglia di confrontarsi con l’innovazione tecnologica e con l’aggiornamento professionale, che invece dovrebbero essere la condizione essenziale per progettare e costruire i nuovi impianti. Protezione dell’ambiente e risparmio energetico sono, o dovrebbero essere, parte fondamentale di un percorso di crescita professionale.
Nell’attesa che questi concetti diventino patrimonio condiviso, evitiamo almeno di realizzare certi “mostri del cielo”, e non solo negli aeroporti.

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