Meeting con Presidente IDA – 29 Agosto 2001

Quanto segue é un breve rapporto sugli incontri che abbiamo avuto con il Dr. David Craford, Executive Director dell’IDA, il capo storico della lotta all’inquinamento luminoso nel mondo accompagnato dalla moglie, e con Bob Gent, newsletter editor dell’IDA. L’IDA sta continuamente aumentando i suoi iscritti avvicinandosi alle 10mila unità. L’Italia, dopo gli USA e il Canada, é la nazione con il maggior numero di iscritti, una sessantina.
Questo numero é purtroppo molto inferiore a quello che potrebbe potenzialmente essere: chi volesse iscriversi può contattare il presidente della sezione italiana dell’IDA, Avv. Mario Di Sora o visitare il sito IDA a : http://www.darksky.org . Io considero un dovere morale per chiunque abbia a cuore la protezione del cielo notturno e dell’ambiente notturno iscriversi all’IDA.
Ci si può iscrivere anche come associazione.
Gli incontri, organizzati dall’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso (ISTIL), si sono tenuti a Sirmione nelle giornate di lunedì e di martedì.
Il primo é stato un incontro focalizzato sugli aspetti tecnici e scientifici dell’inquinamento luminoso, consolidando le basi di una collaborazione che già é in corso.
Il secondo incontro, al quale hanno partecipato, in ordine alfabetico, oltre ai già citati ospiti americani: Roberto Biondani, Diego Bonata, Pierantonio Cinzano, Leopoldo Dalla Gassa, Mario Di Sora, Alberto Duches, Ugo Tagliaferri ed il sottoscritto.
é stato un incontro dove sono state poste le basi per una migliore collaborazione a livello europeo, al fine di non vedere vanificati a livello continentale gli sforzi che stiamo facendo in Italia.
Craford dice che l’Italia é un esempio per le altre nazioni europpe.
Abbiamo dimostrato che con uno sforzo cordinato si possono ottenere ottimi risultati.
L’incontro si é concluso con una cena offerta (ai soli soci americani) dall’ISTIL in un ristorante affacciato sul lago di Garda.

Fabio

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Carissimi amici,
aggiungo all’email di Fabio qualche riga in più sulla prima delle due riunioni di Sirmione con David Crawford, Direttore Esecutivo e “padre” dell’IDA, e con Bob Gent: l’incontro ISTIL-IDA di Lunedì.
Tra le molte cose, abbiamo scambiato con Crawford i nostri punti di vista sulla più recente bozza delle “Guidelines” della Commission Internationale de l’Eclairage (CIE) l’associazione mondiale degli illuminotecnici in vista della riunione del Comitato Tecnico 4.21 della CIE “Interference by light on astronomical observations” che avrà luogo a Istanbul fra qualche giorno in occasione del congresso CIE. Crawford é in Europa proprio perché diretto a quella riunione. Non mi é possibile andare ad Istanbul ma quello che avevo da dire dal punto di vista tecnico l’ho già presentato agli altri membri del Comitato in numerosi documenti e lettere e in ogni caso l’ultima bozza tiene conto di una parte delle mie osservazioni. Adesso é il momento “politico”. Speriamo bene, perché come sapete queste Guidelines sono candidate a diventare “Raccomandazioni CIE”, la base delle norme tecniche di mezzo mondo. Per inciso, credo di aver scritto anche troppo chiaramente nelle mie lettere al Comitato che secondo me un eventuale documento insoddisfacente finirebbe necessariamente per fare una fine analoga a quella della norma UNI 10819 e farebbe fare una figuraccia alla CIE.
Con Crawford abbiamo discusso della necessità di far comprendere agli astrofili l’importanza di monitorare accuratamente il proprio cielo, la brillanza, l’estinzione e la magnitudine limite. L’importanza del monitoraggio da terra viene spesso sottovalutata. Come sapete l’IDA ha in corso una campagna di misure e vari gruppi nei vari paesi sono attivi ma c’é necessita di un maggiore sviluppo di queste attività. Tutti gli astrofili dovrebbero considerare una pratica normale monitorare frequentemente e con accuratezza lo stato dei siti da dove osservano.

Abbiamo affrontato il problema del supporto alla ricerca scientifica sull’inquinamento luminoso, un problema già ampiamente discusso al Congresso IAU-ONU di Vienna di due anni fa ma senza portire alcun apparente effetto di rilievo. Personalmente ho lamentato il problema dello scarsissimo supporto fornito dagli astronomi italiani alla lotta all’inquinamento luminoso (e anche alla ricerca), problema sollevato anche da altri nella riunione del giorno successivo.

Per quanto riguarda specificatamente il nostro Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso, devo dire che Crawford ci ha consegnato a nome dell’IDA un grant per sostenere almeno una parte delle attività di ricerca sull’inquinamento luminoso che, come forse sapete, hanno avuto proprio in questi giorni una vasta eco nella stampa internazionale (dal New York Times al The Times di Londra al Sidney Morning Herald, dalla CNN alla BBC, etc.).

Abbiamo aggiornato Crawford sui progetti di ricerca che abbiamo in corso e gli abbiamo presentato la prima parziale bozza del “Rapporto ISTIL 2001 sullo stato del cielo e dell’inquinamento luminoso in Italia” cui Crawford ha assicurato il patrocinio ufficiale dell’IDA e il massimo supporto. Quindi abbiamo discusso delle reciproche collaborazioni.

Durante la cena organizzata dall’ISTIL il martedì sera abbiamo ufficializzato la nomina di David Crawford (che é astronomo al Kitt Peak National Observatory) a membro onorario dell’ISTIL per i suoi meriti nello studio e nello sviluppo della lotta all’Inquinamento Luminoso. é per noi un onore avere nell’Istituto uno studioso con un curriculum nel campo dell’inquinamento luminoso come quello di Crawford.

Come vedete l’ISTIL é nato, da subito, con un rapporto di stretta e reciproca collaborazione con l’International Dark-Sky Association. L’IDA é un pò il WWF dell’ambiente notturno, l’organizzazione che dà forza e sostegno nel mondo alla lotta contro l’inquinamento luminoso. Fabio ha scritto nel suo email una cosa giusta. Anche a me piacerebbe che tutti gli astrofili, gli uomini di cultura, gli appassionati della natura, della montagna, del mare, del paesaggio, quando hanno l’occasione di rivolgere lo sguardo al cielo stellato, affascinante e pieno di stelle o inquinato che sia, riflettessero che vale la pena dare il proprio contributo personale per proteggerlo. E se non hanno tempo per dare un contributo sottoforma di attività, magari con Cielobuio, almeno lo diano aggiungendo il proprio nome alla lista dei soci dell’IDA, perché per avere sempre più forza nel mondo bisogna crescere anche numericamente. (www.darksky.org)
Per esempio, io vorrei che mio figlio Francesco, e i suoi coetanei del resto del mondo, quando saranno grandi possano ancora godere della visione del cielo stellato. Per questo, lo stesso giorno in cui é nato l’ho iscritto all’IDA. Quel giorno ho rinunciato ad un pasto in trattoria così il mio bilancio economico é rimasto invariato, ma sono convinto di aver fatto una cosa buona.
Carissimi saluti a tutti,
Pierantonio

Presidente ISTIL
Direttore Scientifico IDA-Italy

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