Servono norme di tutela per l’illuminazione a led

Un nuovo studio rilancia il dibattito sui rischi di questo tipo di luci: ne dà notizia il quotidiano web ItaliaOggi.it, riportando uno studio recente dell’Inserm, pubblicato sulla rivista Free radical biology and medicine rafforza questo messaggio di prudenza. La ricerca ha verificato su topi albini (estremamente sensibili alla luce) l’effetto dell’esposizione prolungata ai cinque led più utilizzati in Europa. Dopo 18 ore di esposizione ai led sono stati osservati gli stessi danni alla retina come sette giorni di esposizione ai neon.
Già nel 2010 l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria e alimentare, dell’ambiente e del lavoro (Anses) aveva già individuato alcuni rischi legati all’utilizzo di certe lampade a led, soprattutto per l’elevato contenuto di luce blu con effetti tossici. La luce blu necessaria per ottenere led bianchi conducono a uno stress tossico per la retina ed i bambini sono i più esposti a questo rischio: il loro cristallino molto trasparente non è in grado di assicurare il suo ruolo efficace per filtrare la luce blu.
Questi studi sono da considerarsi uno stimolo a sviluppare norme di protezione adeguate all’utilizzo della luce a led, sulla sua qualità, e sul rischio di abbaglio. Il 2016 sarà un anno determinante per la qualificazione di questi prodotti mentre stanno per arrivare i led di seconda generazione venti volte più luminosi, troppo forti per i nostri occhi.

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