La brillanza artificiale del cielo non aumenta grazie alle leggi regionali anti-IL

 Comunicato Stampa Congiunto ADUC-CieloBuio

Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, la rivista scientifica di astronomia più prestigiosa d’Europa, ha pubblicato una ricerca sull’inquinamento luminoso dove per la prima volta vengono presentati i risultati del monitoraggio della luminosità del cielo notturno in Italia negli ultimi 12 anni. La ricerca, di cui è autore Fabio Falchi, presidente di CieloBuio e membro dell’ISTIL, mostra che l’inquinamento luminoso nei due siti studiati non è peggiorato dal 1998. Si tratta di un risultato straordinario, in quanto tutti gli studi precedenti mostravano una crescita esponenziale del fenomeno, di circa il 5-10% all’anno. Nell’intervallo di tempo studiato ci si sarebbe dovuti attendere circa un raddoppio della luminosità (tecnicamente, luminanza) artificiale del cielo. Questo peggioramento non c’è stato, nonostante un raddoppio del flusso luminoso immesso nell’ambiente dovuto ai nuovi impianti installati dal 1998 ad oggi e all’aumento dell’efficienza media del parco lampade. Il merito del blocco della crescita dell’inquinamento luminoso va attribuito all’adozione di efficaci leggi regionali contro tale grave fenomeno. I due siti studiati sono infatti localizzati in Lombardia, regione che si è dotata della famosa legge contro l’inquinamento luminoso nel 2000. Tale legge è stata successivamente adottata, con piccole variazioni, da altre 11 regioni, è servita da modello per la Starlight Initiative dell’UNESCO e per le leggi contro l’inquinamento luminoso di Slovenia e Cile.

La ricerca prova inoltre che l’inquinamento luminoso è causato principalmente dalla luce che viene inviata direttamente verso l’alto dagli apparecchi di illuminazione che non sono completamente schermati e conferma quindi l’assoluta necessità di inviare la luce esclusivamente verso il basso, senza inutili e dannosi sprechi, come prescrivono le migliori leggi regionali (rappresentate in blu e azzurro nella mappa dell’Italia, Fig. 1).

Fig. 1 La mappa rappresenta la situazione delle leggi regionali contro l’inquinamento luminoso in Italia al 2010.
Con i vari colori si indica l’efficacia dei parametri tecnici adottati per arginare il fenomeno.
In blu le leggi che impongono un flusso diretto nullo verso l’alto,
in azzurro leggi che ammettono piccole deroghe su alcune tipologie di impianto, i
n giallo sono ammessi flussi verso l’alto fino al 3%,
in rosso sono rappresentate le leggi senza parametri tecnici o con parametri inefficaci,
in bianco le regioni senza alcuna regolamentazione. Per ogni regione è indicata la data di approvazione della legge.
 

L’inquinamento luminoso non è soltanto, purtroppo, un problema per i soli amanti del cielo. Esso è infatti causa di enormi sprechi di denaro pubblico (la voce illuminazione pubblica è spesso la più onerosa per i nostri comuni) oltre che di danni ambientali e alla salute dell’uomo, come stanno dimostrando recenti ricerche dell’Università di Haifa.
Un’idea dello spreco energetico dell’inquinamento luminoso si ha osservando l’Italia nelle fotografie notturne scattate dalla Stazione Spaziale Internazionale. Non dimentichiamo, oltre allo spreco, l’aspetto culturale: le luci che addobbano l’Italia come un enorme e pacchiano albero natalizio in mezzo al Mediterraneo impediscono di ammirare il più grande spettacolo della Natura: il cielo stellato. Chi ha avuto la fortuna di ammirarlo, da un deserto, dalle Ande o semplicemente perché abbastanza anziano dall’averlo potuto vedere dall’Italia, sa cosa ci stiamo perdendo.

L’articolo, Campaign of sky brightness and extinction measurements using a portable CCD camera, è pubblicato da Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, visibile alla Wiley Online Library, con questo DOI: 10.1111/j.1365-2966.2010.17845.x

 

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