ANPN – Inquinamento Luminoso – Parte 4 Illuminazione e Risparmio

Serie di sette Articoli Pubblicati sul Giornale d Novara a cura di Silvano Minuto
4) IL PROBLEMA DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO


Più luce vuol dire vederci meglio?

Prima di affrontare il grave problema della circolazione stradale notturna, è necessario soffermarsi su alcuni principi e regole per una illuminazione efficace.

Quando si parla di questo settore, i costruttori di impianti generalmente non tengono conto che per illuminare bene una strada o una città si deve ragionare molto di più in termini di visibilità che di illuminamento.

Il nostro occhio è uno strumento eccezionale con una sensibilità che può essere molto elevata sempre che non intervenga il fenomeno dell’abbagliamento o dell’inquinamento ottico (luce diffusa).

Che cosa si vuol dire?

Un esempio chiarirà meglio il concetto. Esaminiamo due situazioni che si possono riscontrare molto spesso nelle nostre città:

– 1^ situazione – illuminiamo una strada con le classiche lanterne o sfere non schermate, con una quantità di flusso luminoso che porti ad un risultato di circa 20 lux(*) sul piano
– 2^ situazione – illuminiamo lo stesso tratto di strada con apparecchi schermati per avere un illuminamento di circa 3 lux sul piano.


Percorriamo il tratto di strada nelle due situazioni e…… vedrete come la visibilità sarà migliore nel caso dell’illuminazione con i 3 lux !!!
Questo perché un ottica schermata non abbaglia il vostro occhio e quindi la sensibilità visiva risulta molto più elevata. La sensibilità dell’occhio lavora in scala logaritmica.
Per avere un riscontro provate a passeggiare in un bosco con solo la luce della Luna piena. Ebbene si riesce ad avere una discreta visibilità anche con i soli 0,27 lux che la Luna ci offre !!!
Quindi quando si progetta un impianto di illuminazione è fondamentale tenere presente il concetto di VISIBILITà.

 Costo economico

Adesso proviamo a valutare sotto il profilo economico i due esempi sopra descritti:

– lanterna o sfera = circa il 50% del flusso viene disperso verso l’alto con conseguente abbagliamento; discreta visibilità con 20 lux sul piano
– ottica schermata = circa il 95% del flusso viene rivolto verso il piano stradale, senza abbagliamento; buona visibilità con 3 lux sul piano.

Quindi con un ottica schermata si ottiene una buona visibilità con 1/12 (un dodicesimo) di energia rispetto all’uso delle lanterne o sfere, con cioè solo l’8,3% di energia. Un risparmio del 91,7%.

Nella realtà le nostre città sono illuminate senza tenere conto di questi criteri, e nella pratica corrente, i costruttori realizzano i nuovi impianti avvicinandosi al massimo dei livelli di illuminazione e spesso, già che ci sono, abbondano. Un utente che ad esempio passa da una via con una illuminazione studiata sui livelli massimi ad una illuminazione schermata di buon livello si ritrova quasi al buio fino a quando l’occhio non si è abituato alla minore luminanza. Per questi motivi si susseguono le lamentele dei cittadini che chiedono più luce. Si innesca così una spirale verso l’alto che non porta a nessun beneficio in fatto di visibilità ma certamente ad un maggior costo economico.

Un altro fatto è intervenuto recentemente ed ha portato ad una situazione di visibilità delle nostre città veramente critica. Cosa è successo? Alcuni anni fa si è riscontrato un peggioramento della visibilità stradale dovuto alla luce diffusa dei nuovi impianti di illuminazione esterna. Anziché intervenire sulle cause si è preferito procedere ad un innalzamento della potenza dei proiettori delle autovetture. Le nuove automobili immesse sul mercato hanno fari molto più potenti delle precedenti e nella stragrande maggioranza dei casi (almeno il 50%), le cosiddette “mezze luci”, risultano ai limiti dell’abbagliamento. Come conseguenza, siccome nell’ambito cittadino vengono utilizzate proprio queste luci, i pedoni risultano colpiti direttamente dai fari e perdono quindi la loro capacita visiva. Con questo intervento sono stati messi fuori uso la maggior parte delle illuminazioni esterne. La soluzione a questo problema è difficile, anche se dei miglioramenti sono possibili. Per superare la luce emessa dai fari delle autovetture occorre introdurre un illuminazione che crea indirettamente dell’altro abbagliamento.

Sarebbe stato più corretto mantenere i vecchi livelli dei fari delle automobili da utilizzarsi nei percorsi cittadini e prevederne degli altri per quelli esterni.

Cosa si deve tenere conto in un impianto di illuminazione?

Da queste considerazioni emergono immediatamente alcuni fatti molto importanti. Un impianto ben fatto deve raggiungere i seguenti obiettivi:


  1. LUMINANZA ADEGUATA. La luminanza della pavimentazione deve essere adeguata al tipo di traffico in modo da garantire un buon contrasto
  2. UNIFORMITà NELLA LUMINANZA. I punti luce vanno disposti in modo che l’illuminamento a terra sia contiguo e lo stesso deve essere costante e uniforme. Molto dannoso per l’utente è l’illuminazione fatta a macchie dove si alternano zone di luce molto intensa ad altre di livello inferiore. Quelli meno elevati, anche se normalmente più che sufficienti ad illuminare, risultano di scarsa efficacia
  3. LIMITAZIONE DELL’ABBAGLIAMENTO. Nessuna fonte di luce deve colpire direttamente l’osservatore. Per un automobilista, un abbagliamento violento può provocare la perdita del controllo dell’auto
  4. EVITARE DI DISTRARRE L’ATTENZIONE DEL GUIDATORE. Nessuna fonte di illuminazione deve essere invasiva e quindi non devono essere consentite le insegne pubblicitarie lungo le strade e autostrade (proibite peraltro dal codice della strada ). Queste insegne devono permettere all’utente di rintracciare i luoghi indicati. La loro luminosità, anche se interna deve armonizzarsi con il paesaggio. Rientrano in questa categoria anche i fari rotanti, e i monumenti illuminati.

In conclusione: occorre illuminare solo la ristretta zona dove l’impianto risulta necessario con intensità che si deve adeguare al resto dell’ambiente. Se la luce viene dispersa anche solo lateralmente, non importa in quale direzione, questa viene ad aggiungersi a tutte le fonti di illuminazione presenti sul territorio e può creare anche a distanza di chilometri una barriera luminosa. In questi casi, quando non si è in presenza di un vero e proprio abbagliamento si arriva ad una situazione di criticità con la quale viene sempre compromesso il contrasto e gli oggetti non si vedono più distintamente. Sono sempre più frequenti le situazioni nelle quali, dopo l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione (o di parecchi impianti che sommano i loro effetti), si è costretti a segnalare gli incroci o gli obblighi di fermata con potenti fari intermittenti che naturalmente tendono ad accentuare le difficoltà.

Da un indagine effettuata sul nostro territorio abbiamo potuto riscontrare che quasi nessuno tiene conto dei fattori richiamati e le situazioni di abbagliamento e di criticità sono sempre più numerose. Molte installazioni sono risultati sproporzionate alle necessità o del tutto inutili durante certe ore della notte. Abbiamo notato impianti che illuminano “a giorno” dei mucchi di sabbia lungo le autostrade o delle gallerie che di notte non vengono adeguate e dove anche i fari abbaglianti delle autovetture non risultano più visibili. Ci sono poi delle strutture (circonvallazioni e incroci) che disperdono il loro flusso luminoso fino a 20/30 chilometri di distanza.

(*)misura il flusso luminoso

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