Inquinamento Luminoso e Circolazione Stradale

AUTOMOBILE CLUB DI NOVARA, Convegno Nazionale sul tema: mobilità e NEBBIA,
Novara, 13 Novembre 1998

Intervento sul tema: “Illuminazione esterna, sicurezza e ambiente”, relatore SiIvano Minuto
Commissione Nazionale Inquinamento Luminoso (C.N.I.L.) dell’UAI.
Vale la pena ricordare che qualsiasi attività naturale / artificiale può essere benefica per l’uomo e l’ambiente se viene elargita in maniera adeguata. Si pensi ad un fiume con alveo ben definito e allo stesso durante una piena che provoca un’alluvione. Lo stesso concetto vale per l’illuminazione notturna che può trasformarsi da un evento utile ad uno deleterio per l’uomo e l’ambiente.
Esaminiamo sommariamente i problemi causati da una cattiva o irrazionale illuminazione. Ogni volta che si parla di questi problemi, si spende sempre una parola che ha molta presa sull’opinione pubblica “SICUREZZA”. Con questo termine si ottiene un salvacondotto che permette di predisporre qualsiasi tipo di impianto.
Ma cosa si vuol dire con questo termine? Di sicurezze ne esistono tante. Viene in mente la sicurezza ambientale, sanitaria, economica, contro la delinquenza, ecc. D’altra parte, il diritto alla sicurezza non deve far perdere quello del godimento delle bellezze naturali, della circolazione notturna, della salute, ecc.
Questi argomenti, nella loro generalità, verranno trattati ampiamente in un convegno organizzato a Torino dalla Regione Piemonte il prossimo 21 Novembre (1998, n.d.r.).
Qui vorrei fare solo un accenno all’impatto ambientale dell’illuminazione e poi illustrare le problematiche causate alla circolazione.
Uno degli aspetti più evidenti che possono essere rilevati da una illuminazione che disperde la luce verso l’alto si può riscontrare osservando il ritardato distacco delle foglie dagli alberi. Basta guardare i viali che si trovano qui vicino per rendersene conto. Un enzima controlla il riposo invernale, rimane attivo in presenza di luce, richiamando un flusso di linfa innaturale che provoca scompensi alle attività vegetative delle piante. Gli studi su questi fenomeni sono purtroppo pochi e andrebbero certamente incrementati.
Le lampade gestite dalle Amministrazioni Pubbliche in Italia sono circa 8 milioni. Occorre ricordare che sono potenzialmente 8 milioni di stufe elettriche. Le nostre città in estate sono sempre più calde; forse anche a causa di questi impianti.
Si stanno progettando piani di intervento per far diminuire la concentrazione di ozono a terra. Ricordo che l’ozono viene prodotta dalla azione dei raggi solari che scompongono le molecole presenti nei gas di scarico delle autovetture. Non è noto nessuno studio sull’influenza che esercita la luce notturna su questo fenomeno. Grandi città stanno incrementando notevolmente l’illuminazione pubblica senza aver prima valutato gli impatti ambientali conseguenti.
I ritmi di crescita della illuminazione dispersa lateralmente e verso l’alto sono in continuo aumento in Italia. Fino a qualche anno fa, si notava un raddoppio del fenomeno ogni 10 anni circa. La situazione è precipitata negli ultimi tempi con incrementi rilevanti anche nel giro di pochi mesi.
Basta un solo impianto mal progettato per disperdere luce anche su aree di centinaia di chilometri quadrati.
I regolamenti esistenti: UNI e CEI, prevedono solo limiti minimi di illuminazione senza preoccuparsi dei flussi superiori e di quanto viene disperso lateralmente e verso l’alto. Il Codice della Strada che contiene norme riguardanti fenomeni di abbagliamento e di prescrizioni concernenti la pubblicità stradale, non viene quasi mai rispettato. Si spera che un nuovo regolamento elaborato in sede UNI, che dovrebbe essere operativo nei primi mesi del 1999, contribuisca a migliorare la situazione.
Gli impianti mal progettati provocano innumerevoli inconvenienti alla circolazione stradale. Si parte da veri e propri abbagliamenti a quello che noi definiamo inquinamento ottico, dovuto alla continua sollecitazione dei nostri occhi esposti alla luce diretta delle lampade. Esiste per gli impianti di illuminazione una norma UNI che prescrive limiti per il cosiddetto indice di abbagliamento molesto “G”, che però in pratica nessuno osserva.
A causa degli abbagliamenti si può addirittura perdere il controllo del veicolo. Nel caso della luce che colpisce continuamente i nostri occhi, si ha una perdita progressiva del potere visivo che porta sempre ad un conseguente affaticamento fisico. Ricordo che i nostri occhi sono governati da movimenti involontari e pertanto subiscono questa situazione senza poter reagire.
La luce diffusa provoca anche un fondo luminoso continuo che produce un affievolimento dei contorni delle strade e riduce la capacità di rilevare la profondità degli oggetti esistenti. A questo si deve aggiungere la poca cura riservata sia del manto stradale (righe bianche e segnaletica) sia dei bordi delle strade (paline catarifrangenti).
Per cercare di superare questi problemi, le case automobilistiche hanno potenziato i fari delle autovetture, aumentando ancora di più le difficoltà. Buona parte di questi fari non viene controllato e spesso puntano in alto disturbando notevolmente la circolazione.
Di esempi di queste situazioni ne esistono moltissimi. Basta percorrere qualche chilometro del nostro territorio. Ci sono anche installazioni che distolgono l’attenzione del guidatore. Sono esempi di questo genere i fari girevoli di discoteche, ristoranti e giostre.
Un altro problema che non va sottovalutato è la carenza di coordinamento nelle progettazioni degli impianti. Forti concentrazioni luminose spiazzano il territorio circostante creando zone a macchia di leopardo che impediscono una corretta e continua percezione visiva. Le variazioni di illuminazione dovrebbero essere graduali e non improvvise. La nostra pupilla mal si adatta a simili situazioni. In alcune zone la luce al suolo è talmente intensa, ad esempio parcheggi di discoteche, che la sosta in tali aree è un fattore talmente abbagliante che, una volta usciti, provoca l’impossibilità di avere una corretta visione della strada per parecchi minuti. Gli incidenti del Sabato sera possono essere imputati anche a questi fattori.
Nel nostro territorio, il fenomeno è reso ancora più evidente a causa delle condizioni atmosferiche che spesso presentano situazioni di nebbia e umidità. In questo contesto, le lampade con illuminazione eccessiva accentuano le difficoltà creando un alone che non può essere penetrato dai fari delle autovetture.
Una illuminazione più attenta e di qualità permetterebbe di migliorare la situazione. Le autorità considerano queste problematiche con molta attenzione. Ne è una dimostrazione questo convegno e l’interesse dimostrato da alcuni Prefetti (vedasi la seconda parte dell’articolo) che hanno richiesto ai Sindaci del proprio territorio di effettuare dei controlli sugli impianti per accertarne l’efficacia.
Ci stiamo avviando verso situazioni abbastanza strane; risulta a volte più facile percorrere strade secondarie lontane dalle zone illuminate dove i fari delle macchine permettano una guida più sicura.
Molte persone trovano sempre più difficile circolare di notte.
Quali prospettive abbiamo? Dobbiamo riflettere su questi argomenti e porci sempre delle domande. Certamente le strade sono migliori di quelle di una volta, le automobili sono più sicure e le illuminazioni esterne in crescita esponenziale con la tendenza ad un incremento continuo.
Però risulta sempre più difficile circolare durante le ore di buio.
Se la situazione è veramente questa, è importante cercare di capire il fenomeno e poi trovare delle soluzioni.
Forse è quella di intraprendere la strada percorsa dal Belgio, dove la corrente elettrica a basso costo (nucleare) ha invogliato ad illuminare di tutto, anche le autostrade? Quali sono le ricadute ambientali di questo comportamento? In quel paese sono segnalati forti ripercussioni sull’ambiente nel suo complesso e la scelta non è stata adottata da nessuno dei paesi confinanti.
In Italia ci sono forti pressioni per illuminare ad esempio il tratto autostradale Milano -Bergamo. Perché questo tratto e non ad esempio quello tra Vercelli e Novara? Senza voler approfondire i problemi derivanti da una illuminazione di questo tipo in caso di nebbia (è ormai stato provato che illuminazione e nebbia non vanno assolutamente d’accordo), prima di progettare qualsiasi intervento, occorre eseguire una attenta analisi del territorio. Il codice della strada non permette la pubblicità sulle autostrade e questo allo scopo di non distogliere l’attenzione degli automobilisti dalla guida. Basta percorrere però ad esempio la Milano – Bergamo per accorgersi che tutte le aziende confinanti hanno inserto sulle facciate della fabbriche delle insegne che vengono fortemente illuminate di notte. Forse una prima soluzione, per migliorare la circolazione (specialmente in caso di pioggia e nebbia), sarebbe quella di pretendere il rispetto delle norme. Ottenuto questo si potrebbe intervenire per le altre iniziative (anche, se necessario con una illuminazione). Se non si dovesse operare in questo modo, dopo aver provveduto ad illuminare il manto stradale, si avrebbe un fenomeno di ritorno con un effettuare devastante per il territorio. Le aziende che vengono oscurate, potenzierebbero i loro impianti e alla fine non si vedrebbe proprio più nulla.
In questa relazione non si è mai detto di non illuminare o di non incrementare i punti luce. Si è solo fatto presente quali sono i problemi causati da un’irrazionale progettazione. Una progettazione ben fatta permette di illuminare meglio e di conseguire anche un notevole risparmio economico.
Vorrei sollecitare i tecnici a ricercare delle soluzioni anche alternative a quelle attualmente usate. Soluzioni potrebbero essere trovate nell’ambito della stessa superficie stradale, magari con applicazione di luci particolari continue o intermittenti (pensiamo alle piste di atterraggio degli aerei). Per favorire queste ricerche si dovrebbero però rivedere le attuali norme tecniche che prevedono soglie minime (che tra l’altro vengono sempre aumentate) al di sotto delle quali non è possibile nessun intervento.
Migliorare la viabilità e favorire la visibilità delle strade è possibile e non richiede neanche la predisposizione di nuove norme. Basterebbe far rispettare quelle attuali eseguendo controlli più attenti e frequenti.
Quella della prevenzione è certamente una regola vincente e alla fine economicamente più vantaggiosa per tutti. Per le casse dello Stato che dovrebbero sostenere costi sanitari meno gravosi e per tutti i cittadini con un miglioramento notevole nella qualità della vita.
In molte città italiane si stanno approntando nuovi regolamenti e piani di ristrutturazione degli impianti esistenti. In alcune Regione esistono delle Leggi approvate per questo scopo e altre si stanno approntando.

Le prefetture e l’inquinamento luminoso.

L’APAN (Associazione Provinciale Astrofili di Novara), Pro Natura Piemonte, Federazione Nazionale Pro Natura, la Commissione Inquinamento Luminoso dell’UAI, hanno avviato un lavoro di sensibilizzazione delle Prefetture riguardo al problema dell’inquinamento luminoso.
Ad oggi sono state interessate tutte le Prefetture d’Italia (esclusa la Valle d’Aosta).
Le Prefetture di Alessandria (14.8.1998, prot. 953/15.5/Gab.), Biella (11.11.1998, prot.n.2818.15 – 33), Matera (1.2.1999), Novara (7.7.1998, Circolare 2454/15 – 1/Gab), Rieti (2.1.1999, Circolare n. 2/99 sett. 2° Uff. Dep.), Rimini (Circolare, prot. 383/Gab. 22.1.1999), hanno avviato indagini sul territorio od hanno chiesto chiarimenti ai Comuni riguardo alle luci irregolari che possono provocare abbagliamento ottico. La Prefettura di Nuoro ha richiesto chiarimenti nei primi giorni di gennaio del 1999. Riteniamo però che molte altre Prefetture abbiano aderito all’iniziativa senza però inviarci copia delle comunicazioni trasmesse (è il caso ad esempio dei Prefetti di Asti e Catania). Al Prefetto di Varese, che in precedenza aveva accolto una nostra richiesta per la sistemazione di un faro abbagliante, con la collaborazione del Gruppo Astrofili di Saronno, è stato posto il problema dell’aeroporto di Malpensa. Le comunicazioni delle Prefetture sono di vario genere, in alcuni casi sono però veramente incisive. La Prefettura di Rieti, ad esempio, ha richiesto una risposta scritta a tutti i sindaci della provincia ricordando che il testo il Codice della Strada del 1992 prevedeva (art. 234, 1° comma), un periodo transitorio per l’adeguamento delle luci irregolari, secondo quanto previsto all’art.23, con scadenza 31.12.1998. Inoltre, nello stesso Codice, si trovano gli articoli n° 23, 47 e 51 dedicati al problema dell’illuminazione e dell’abbagliamento.
Il testo della lettera base ed un opuscolo, così come inviati ai Prefetti, sono disponibili presso la C.N.I.L. dell’UAI: Silvano Minuto, Via Verbano 59, 28100 Novara, posta elettronica: apan@pn.itnet.it
Riportiamo anche l’indirizzo di Pro Natura Piemonte e della Federazione Nazionale Pro Natura, (per entrambe Via Pastrengo 20, 10128 Torino), che hanno interessato rispettivamente i Prefetti del Piemonte e del resto d’Italia.
Crediamo che questa nuova strada, escogitata da Pro Natura, sia da percorrere; invitiamo le Delegazioni Territoriali e/o le associazioni a interessarsi presso le Prefetture della loro zona per sollecitare quelle che non hanno ancora provveduto a diramare disposizioni. Per eventuali problemi che dovessero insorgere, è possibile contattare la C.N.I.L. dell’UAI all’indirizzo sopra indicato.

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