“Stazione centrale di Milano: al buio per colpa della legge”!

Così parte un articolo pubblicato una settimana fa sul Corriere della Sera ovviamente pilotato da chi come al solito (che novità) vuole screditare la legge regionale 17/00 e succ. integrazioni, che sappiamo benissimo ledere gli “interessi” di alcuni. Appare oggi la contro risposta sul Corriere della Sera, congiunta del presidente di Legambiente e di CieloBuio dopo un’attenta analisi della situazione nel centro di Milano a testimoniare la faziosità di chi come al solito coltiva solo i propri interessi personali.

1-Si allega una contro risposta di CieloBuio
2-La risposta per il Corriere della Sera
3- L’Analisi tecnica della situazione

CONTRORISPOSTA DI CIELOBUIO

Curioso, un articolo di questo tipo solo 3 categorie potevano scriverlo:
1- un cittadino che non ha mai ragionato sui meccanismi della visione notturna, e questo è perfettamente giustificabile,
2- un comune che per 7 anni non ha mai rispettato la legge regionale in questione proprio per gli eccessi di illuminazione e che si trova nell’attuale situazione di bollette alle stelle ed una criminalità irrisolta (da punto di vista dell’illuminazione), come fra l’altro era logico aspettarsi dopo gli interventi fatti,
3- le lobbie dell’illuminazione, che è evidente che hanno molti altri interessi per sostenere questa tesi.

A Milano si assiste da anni ad una curiosa, inutile, e controproducente gara con il Sole: si vuole di notte lungo le arterie principali, portare tanta luce quanto di giorno ovviamente non riuscendoci in quanto stiamo parlando nella migliore delle ipotesi di raggiungere livelli di un millesimo della luce solare. Non si rispettano le norme ma si illumina da 4 a 6 volte di più pensando di fare bene, a tal punto che è possibile leggerci il giornale in piena notte con gli occhiali da sole. Quale è il risultato: che le vie laterali a tali sovrabbondanze, a volte illuminate con apparecchi obsoleti, a volte illuminate correttamente, appaiono all’improvviso, completamente buie, ed il contrasto è tale che i nostri occhi non vedono più nulla.
La domanda quale è a questo punto: Dove va la criminalità? Sotto i riflettori del palco teatrale o appena dietro l’angolo?
Ed in effetti è dimostrato in ricerche condotte su grandi aree urbane quali Londra e negli Stati Uniti dal ministero della difesa americano, che non è la quantità della luce che rende le città più sicure ma la sua qualità e l’uniformità d’illuminazione, proprio il contrario di quello che ha fatto Milano, dove via per via si continua a passare da forti contrasti di luce e controluce, esattamente come quando si esce da una galleria troppo illuminata di notte, o si entra di giorno in una galleria buia.
Ci dispiace quindi contraddire gli estensori dell’articolo, ma il vero problema non è tanto “più luce uguale più sicurezza”, ma “migliore qualità della luce uguale a più sicurezza”, dualismo che il comune di Milano non sembra aver ancora capito dopo anni di solleciti delle associazioni che sostengono una illuminazione eco-compatibile.
E la legge regionale in questione, che fra l’altro è stata a modello da altre 5 leggi regionali, ed alcune leggi di stati europei, va proprio in questa direzione: NON vieta d’illuminare alcunché, chiede di illuminare con le corrette uniformi e giuste quantità d’illuminazione ed eliminare gran parte dei fenomeni di abbagliamento (altra fonte di pericolo soprattutto in presenza di potenti fonti di luce) e non solo, impone l’efficienza degli impianti e degli apparecchi e promuovere nuove tecnologie d‘illuminazione esattamente come quanto indicato nell’articolo. L’unica differenza dall’articolo citato è che tali nuove tecnologie vanno utilizzate per illuminare “meglio” non “di più”, ed ora nell’area della stazione centrale siamo ben lungi da una “buona” illuminazione in tutti i sensi.
Se si commettesse l’errore di illuminare il piazzale di stazione centrale esattamente con la quantità di luce prevista in un campetto di calcio (come prevedenono alcuni farneticanti progetti che peggiorerebbero solo la situazione), allora il risultato sarebbe devastante per le aree circostanti che cadrebbero per contrasto in un pericoloso buoi tombale divenendo completamente insicure esattamente come lo sono ora le vie laterali di numerosi grandi viali e piazze milanesi, con l’unica alternativa di illuminare a giorno anche le aree limitrofe, e poi l’intero quartiere e quindi l’intera città. Questa soluzione non può essere certamente auspicata da cittadini di buon senso non solo perché dovrebbero sostenere una spesa energetica per l’illuminazione improponibile (che fra le altre cose è aumentata del 32% solo negli ultimi 15 mesi) ma soprattutto perché l’avrebbero fatto per nulla, aumentando drasticamente i fenomeni di insicurezza dovuti ad abbagliamento, penombre, controluce oltre ad avere accresciuto i problemi legati all’inquinamento luminoso questi ultimi dimostratamene dannosi per l’uomo e le piante.
Questa situazione ci ricorda molto l’inquinamento da polveri sottili, in cui le vere soluzioni drastiche e risolutive sono chiaramente e difficilmente applicabili (come chiudere la città alle auto). La legge regionale del 2000 ha anche lo scopo di salvaguardare la salute dei cittadini milanesi favorendo una illuminazione sostenibile ambientalmente parlando ma anche in termini di salute e sicurezza. Continuando a strailluminare in modo scorretto, controproducente e dannoso per l’uomo, costi energetici permettendo, ci troveremo nella situazione in cui sarà difficile persino porsi davanti a scelte giustamente impensabili per una società moderna quali il semplice gesto risolutivo di spegnere le luci.

RISPOSTA CONGIUNTA LEGAMBIENTE-CIELOBUIO

Illuminazione e sicurezza
(anche) in Stazione Centrale

Dissentiamo con il contributo di Gianni Ravelli, pubblicato venerdì sul Corriere, quando sostiene che a causa della legge regionale sull’illuminazione pubblica, la piazza antistante la Stazione Centrale è scarsamente illuminata di notte e quindi insicura. Condividiamo, e da anni, l’auspicio di un nuovo progetto di illuminazione di Piazza Duca d’Aosta che, proprio in applicazione della legge regionale, illumini adeguatamente e uniformemente tutta la piazza e le vie laterali, con sistemi che consentano risparmio energetico e minor inquinamento.
La recente legge regionale è moderna e “europea”, non “impedisce” l’illuminazione corretta, chiede invece di illuminare con in modo uniforme e con giuste quantità di luce ed eliminare gran parte dei fenomeni di abbagliamento con impianti efficienti, come indicato anche da Ravelli. Ma, le nuove tecnologie d‘illuminazione vanno utilizzate per illuminare “meglio” non “di più”, per consentire una “buona” visione notturna in tutti i sensi.
Se illuminassimo il piazzale della stazione centrale con la quantità di luce prevista in un campetto di calcio (come prevedevano vecchi progetti), il risultato sarebbe devastante per gli angoli bui e le aree circostanti che cadrebbero per contrasto in un pericoloso buio tombale, insicure come lo sono ora le vie laterali di numerosi grandi viali e piazze milanesi. E dove va la criminalità? Sotto i riflettori del palco teatrale o appena dietro l’angolo?
Le ricerche condotte sulle grandi aree urbane di Londra e negli Stati Uniti dal dipartimento della difesa, hanno dimostrato che non è la quantità della luce che rende le città più sicure ma la sua qualità e l’uniformità d’illuminazione. Proprio il contrario di quello che succede a Milano, dove si riscontrano forti contrasti di luce tra una via e l’altra, continue visioni in controluce, indebolendo la visione come quando si esce da una galleria troppo illuminata di notte, o si entra di giorno in una galleria buia.
Ci dispiace quindi contraddire gli estensori dell’articolo, ma il vero problema non è tanto “più luce uguale più sicurezza”, ma “migliore qualità della luce uguale a più sicurezza”, dualismo che il comune di Milano non sembra aver ancora capito dopo anni di solleciti delle associazioni volontarie e professionali che sostengono una illuminazione eco-compatibile.

Diego Bonata, Presidente Cielobuio
Andrea Poggio, Vicedirettore Legambiente

ANALISI TECNICA DELLA SITUAZIONE

1- Cosa dice la norma.
Le norme tecniche europee EN13201 identificano i livelli di illuminamento a seconda dell’applicazione. La zona della stazione centrale è una zono complessa di traffico misto, incroci, pedonale etc… e di conflitto e rientra nella classe CE.
Tale classe prevede (si veda tabella allegata) una suddivisione in 6 classi ciascuna delle quali impone una illuminazione a terra mediata sull’intera superficie da illuminare (illuminamento medio mantenuto) minimo di progetto e contemporaneamente che questa sia illuminata con una certa uniformità.
Illuminare un area a 50lx (mediamente) non serve se poi creo dei “buchi” con valori minimi di illuminamento di 19 lux e se quindi l’uniformità che si calcola Uo è 19/50=0.38.
Un progetto di questo tipo è palesemente FUORI NORMA TECNICA (non stiamo parlando di legge regionale LR17/00).
Da quanto rilevato è evidente che se lungo i fianchi della stazione centrale ho un illuminamento medio di (a spanne) 50lx NON posso andare MAI al di sotto dei 19 lx minimi altrimenti l’illuminazione è fuori “regola dell’arte” e aggiungo crea divergenze di visione troppo elevate.

Detto questo si osserva che:
· la reale classificazione dell’area della stazione centrale dovrebbe essere CE1 con illuminamento medio di 30lx, mentre lungo i fianchi della stessa nelle due piazzette ho anche dei picchi di 80lx in alcuni punti. Secondo questa scelta come si evince dagli appunti: l’area antistante la stazione centrale è sotto illuminata (circa 20lx medi e forse meno) e le aree laterali sovra illuminata circa 50lx medi. La cosa più grave è che in nessuna delle situazioni rispetto la norma perchè non c’é omogeneità di illuminazione. Verso piazza della repubblica la classificazione potrebbe scendere a CE 2 (con illuminamenti medi di 20lx) ma l’attuale illuminazione arriva a malapena a 5-10lx!
· Ipotizzando che la stazione centrale sia però un importante punto critico, e non dubitiamo che in effetti possa esserlo perché è difficile immaginare situazione mista più complessa in Lombardia, possiamo anche pensare di sovraclassificarla come prevede la norma a CE 0 quindi con un illuminamento medio di 50lx (a nostro avviso questo valore resta comunque alto). Come già detto l’area fronte stazione è sotto illuminata attorno ai 20-25lx medi, mentre le aree laterali sono indicativamente illuminate con livelli corretti MA le uniformità sono pessime molto inferiori a 0.4 e quindi gli impianti non sono a regola d’arte (il parco laterale per esempio scende in alcuni punti anche a 3-4lx!). E la situazione è ottimale in questo periodo in quanto le fornde degli alberi sono spoglie e non creano ombre!

é evidente che per la norma in ENTRAMBE le situazioni gli impianti NON “non sono a regola d’arte”. Aggiungo che, per giustificare le affermazioni dell’articolo di Andrea e mio, più si aumentano i picchi d’illuminazione, più è difficile mantenere le uniformità in aree così complesse ed è evidente che più contrasto è uguale a più rischio, minore acquità visiva, maggiore abbagliamento e maggiore affaticamento visivo. D’estate con gli alberi ricoperti di foglie la situazione peggiora drasticamente!

2- Passiamo alla legge regionale 17/00

Nell’ordine i 5 criteri fondamentali della stessa:

1. Gli apparecchi illuminanti NON devono buttere luce verso l’alto e c’reare inquinamento luminoso ed ottico.
Gli attuali impianti sono costituiti TUTTI da apparecchi, ad esclusione di quelli nei giardini P.za Luigi di Savoia e quelli lungo il marciapiede della fermata dei pulman di Malensa, TOTALMENTE fuori legge e completamente abbaglianti (proprio il contrario di quello che si dovrebbe fare per illuminare in modo gradevole).
Questi ultimi impianti (a norma solo per l’emissione verso l’alto) infatti non abbagliano ma sono fuori legge perchè dotati di apparecchi con efficienze a terra rispettivamente del 23% e del 55% quando le efficienze di un buon apparecchio salgono all’80% …. Quanta energia sprecata per NON illuminare!

2. Bisogna illuminare quanto specificano le norme, non di più in quanto uno speco e fote di abbiagliamento e forti contrati visivi e non di meno in quanto potrebbe essere messa in gioco la sicurezza.
Questa è la frase incriminata del comune. Dalla nostra relazione è EVIDENTE che attualmente gli impianti NON rispetano ne le norme Europee e ne rispettano la legge. Ma soprattutto NON è la legge che vieta una illuminazione corretta dell’area della stazione centrale, è l’attuale illuminazione che è pessima e fuori norma e lo sarà ancor più quella progettata con 150lx medi a terra in totale sfregio alle norme alla legge, ed alla possibilità di godere di una illuminazione gradevole, non abbagliante, uniforme. 150lx medi (equivalenti a quelli di un medio stadio di calcio) getteranno nel buio tutte le aree circostanti illuminate a 20-30lx.

3. Le sorgenti luminose devono essere ad alta efficienza.
Questo aspetto è rispettato solo in parte dove si usano sorgenti al sodio alta pressione. Non è rispettato davanti alla stazione centrale dove abbiamo grappoli di apparecchi sospesi con efficienze inferiori a 50lm/W (quando il sodio ha efficienze di 120lm/W) e non è rispettato dalle sorgenti a ioduri metallici in quanto sono di vecchia generazione (con efficienze al massimo di 90lm/W).
Se si fossero utilizzate sorgenti efficienti sodio alta pressione da 120lm/W o ioduri metallici a bruciatore ceramico da 100-110lm/W ora avremmo molta più luce anche con gli impianti attuali.
In particolare in piazza davanti alla stazione centrale, i 112 apparecchi a mercurio con sorgenti da 250-400W se sostituiti con apparecchi efficienti di nuova generazione con sorgenti rispettivamente da 150 o 250W permetterebbero risparmi del 50% dell’energia ed incrementerebbero della luce a terra del 300%.
Fra le altre cose questa è una forte prescrizione della LR17/00.

4. Ottimizzare gli impianti minimizzando le potenze e massimizzando il fattore di utilizzazione (quanta luce va dove serve) a parità di illuminazione a terra.
é evidente che: apparecchi abbaglianti (che diffondono ovunque), inefficienti (anche inferiore al 23%) e senza alcuna progettazione non permettono certo di ottimizzare alcunchè. Questa condizione si ottiene solo con una accurata progettazione integrata dell’ area, cosa che dibitiamo sia mai stato fatto in quato esiste una disuniformità di apparecchi e soluzioni che sembrano tutte completamente slegate.

5. Utilizzare i riduttori di flusso quando i flussi di traffico e le condizioni lo permettono.
Non abbiamo sentore che il comune di Milano (ma non possiamo esserne certi) utilizzi sistemi di questo tipo in questa area.

CONCLUSIONI

Per concludere:
– su 5 punti fondamentali della legge 17/00, 4 non sono MAI stati rispettati.
– la norma tecnica non è rispettata (per mancanza di illuminazione talvolta, picchi troppo alti altre volte e di uniformità sempre).
Ma soprattutto indipendentemente da questi NON marginali aspetti ed al fatto che non è la legge regionale che impone il “buio” anzi, l’illuminazione di quest’area è SEMPRE abbagliante e crea fastidiosissimi effetti di controluce, OVUNQUE, a causa degli abbagliamenti provocati da apparecchi fuori legge poteze troppo elevate, fonte di massima insicurezza in quanto spesso non si percepiscono neppure i volti delle persone e questo soprattutto in aree dove a terra ho più di 50lx!!!!.
Il volto di una persona si vede molto bene anche con la Luna piena in alta montagna e con la totale oscurità (e non c’é più di 0.1lx a terra!), forse allora a Milano bisognerebbe chiedersi se è meglio illuminare con 150lx indiscriminatamente come vorrebbero fare oppure non abbagliare la gente ma utilizzando “solo” 30lx o al massimo 50lx spalmanti uniformemente ovunque….. la risposta giusta è ovviamente la seconda, ed esistono molti esempi eclatanti che lo testimoniano, ovviamente non a Milano e peccato che a Milano non l’abbiano ancora capito.
Terminiamo con il fatto che abbiamo evitato di parlare di energia … ma impianti fatti bene (ed a norma di legge edi norma) in quest’area permetterebbero anche notevoli risparmi di energia ma anche questo a Mlano non sembra interessare.

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