Protocollo UAI-IDA-ASSIL: Perchè CieloBuio non l’ha sottoscritto?

Sabato 21 Ottobre 2006 è stato siglato fra UAI-IDA-ASSIL un protocollo d’intesa volto a ridurre l’inquinamento luminoso e i consumi energetici connessi all’uso dell’illuminazione esterna.
Questo è stato l’ennesimo tentativo di CieloBuio, UAI e dell’IDA di ottenere dai produttori di corpi illuminanti quello che hanno sempre negato in questi anni: un documento che riconoscesse l’inquinamento luminoso ed il risparmio conseguente ad una corretta illuminazione come un problema sociale da affrontare e risolvere.

Il documento che ne è uscito è in antitesi a tutte le logiche d una illuminazione eco-compatibile, e ad almeno 6 delle leggi regionali da noi supportate e non è MAI stato sottoscritto da CieloBuio e NON sarà MAI sottoscritto da CieloBuio così come è ora.
Per questo motivo, visto che ci è giunta voce che qualcuno già ci prova, ricordiamo che chiunque verrà colto a utilizzare impropriamente tale documento, almeno nelle regioni Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria e Puglia, verrà immediatamente denunciato alle autorità competenti e la cosa verrà segnalata all’Avvocatura della Regione competente. Purtroppo il gruppo di lavoro formatosi oltre 2 anni fa, e che era stato promosso da CieloBuio e da APIL – Associazione Professionisti dell’Illuminazione, è stato più volte ribaltato, il testo discusso è radicalmente cambiato ogni volta, ed i componenti ASSIL coinvolti a cercare la quadra per un accordo, sostituiti.

Alla fine il risultato è quello che appare evidente agli occhi di tutti: sicuramente un successo per UAI e IDA che hanno portato i produttori a riconoscere il rpoblema dell’inquinamento luminoso più di quanto lo facciano tutti i giorni e di quanto fecero con la norma UNI 10819, ma pur sempre un documento di una mediocrità assoluta che anziché risolvere, complica la comprensione del problema, tanto è vero che né CieloBuio né l’APIL (Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione) hanno deciso alla fine di sottoscrivere tale documento.

Per CieloBuio, è una vera sconfitta l’aver creduto che finalmente fosse cambiato qualcosa nella modesta apertura mentale dell’illuminotenica italiana.
Sicuramente ancora più grave è la sconfitta dell’ASSIL che in balìa a interessi settari e localistici, e al solito desiderio di non cambiare nulla, ha devastato il documento iniziale rendendolo un barocco e fumoso esercizio d’illuminotecnica, quando avrebbe potuto non solo prendere finalmente atto dello stato di fatto della legislazione italiana vigente, promuovendo e proiettando con l’innovazione di questo documento l’illuminotecnica italiana ai vertici di tutta Europa, ma soprattutto perdendo l’irrinunciabile opportunità offerta da CieloBuio di falciare la penetrante ed inarrestabile avanzata cinese con prodotti di modesta tecnologia, innovazione limitata e qualità ridotta, per continuare ad assistere paciosi con una cecità quasi masochistica, alla libera invasione dei mercati da parte degli economici rottami d’oriente o peggio ancora dei “loro” prodotti contraffatti in oriente e venduti a metà prezzo.
Complimenti per aver perso l’ennesima occasione di rilancio, sembra proprio che la UNI10819 non abbia insegnato nulla e che abbia vinto ancora una volta il desiderio di non cambiar nulla e di mantenere gli antichi feudi della luce.
Tornando al documento, che è scaricabile dal sito della UAI, vediamo perché CieloBuio non l’ha condiviso pur avendolo promosso inizialmente.
1- In primo luogo perché questo documento non è neppure una lontana parvenza di quello che aveva promosso CieloBuio.
2- In secondo luogo perché su 5 dei concetti fondamentali promossi da CieloBuio, salde colonne portanti di 6 leggi regionali ma che i produttori si ostinano a non considerare, solo uno, il quinto è veramente espresso appieno in quanto, non a caso, è proprio quello che coinvolge meno (anzi quasi per nulla) i produttori stessi: la riduzione del flusso luminoso.
3- Tale documento è quindi in antitesi con 6 delle principali leggi regionali ormai modello e riferimento ovunque anche in Europa, e CieloBuio, promotore di queste non poteva neppure prendere in considerazione l’ipotesi di firmare un documento d’intenti in antitesi a queste leggi.
4- Indipendentemente dalle leggi e dai 5 punti fondamentali, il documento mostra un evidente tentativo, non solo di ristabilire la situazione precedente l’entrata in vigore delle leggi, non solo di destabilizzare le leggi esistenti, ma di legalizzare il fatto che i produttori siano al centro della filiera della luce e non solo fornitori di beni per fare luce.

Questo ultimo aspetto, va ben oltre gli altri sopra espressi, in quanto legalizza il produttore come progettista di luce e come autoreferenziatore di se stesso: nessuno deve più progettare in quanto lo fa il produttore di corpi illuminanti nell’interesse della collettività, nessuno deve controllare la conformità dei corpi illuminanti del produttore alle norme ed alle leggi in quanto lo fa il produttore stesso che è garante della legge e delle norme.

Ci sembra a dir poco aberrante, ben oltre quanto fatto negli ultimi 40 anni di luce, in cui almeno non c’erano leggi ed ognuno ha fatto quello che voleva nel proprio interesse.

Analizziamo il testo perché è più utile per capire quanto sopra:

1- Primo Concetto Fondamentale : Emissione verso l’alto.
Il documento propone non uno, non 2 ma bensì 8 valori diversi di emissione verso l’alto. Ci vuole un’antologia ed un agenda elettronica per ricordare dove vengono applicati, in quanto non ci si limita a definire 8 valori di emissione verso l’alto, ma per ciascuno di essi viene definita una ulteriore integrazione (e talvolta più di 3) per “meglio” chiarire questi 8 valori. Totale, solo per l’emissione verso l’alto, 40 numeri!

Aggiungiamo che, come era ovvio supporre, le definizioni di applicabilità sono piuttosto lasche e facilmente aggirabili: solo per fare un esempio “Impianti di illuminazione a prevalente transito pedonale e/o misti, con contenuti estetici oltre che prestazionali” oppure ancora “Impianti di illuminazione impiegati nelle aree urbane con traffico prevalentemente pedonale o caratterizzate dalla presenza di edifici storici con valore architettonico riconosciuto o contraddistinte da arredo urbano storico e al fine di rispettare, se necessario, la tipologia storica di impianti preesistenti.”
Che vogliono dire tutto e nulla.
Evitiamo ulteriori commenti sulla questione “valore” perché ci sarebbe da scrivere un libro e comunque le posizioni di CieloBuio su questo punto sono ben note.

2- Secondo Concetto Fondamentale: Illuminare con i valori minimi previsti dalle norme

L’unico riferimento al secondo concetto è presente nella seguente frase, piuttosto generica e valida solo in impianti stradali: “I nuovi impianti di illuminazione stradale, fatto salvo il rispetto dei requisiti minimi di sicurezza vigenti, devono garantire l’ottimizzazione della geometria e del mantenimento dell’impianto con la minore potenza impiegabile.”
Infatti si specifica di rispettare i valori minimi ma non si citano i valori massimi. Solo come esempio non esaustivo, “garantire l’ottimizzazione della geometria” vuol dire che se scelgo di mettere apparecchi su entrambi i lati della strada nessuno mi può dire che non posso farlo sempre cercando di usare potenze basse”: evviva gli impianti bilaterali ovunque!
Ci piacerebbe capire cosa vuol dire la seconda parte della frase: “devono garantire l’ottimizzazione del mantenimento dell’impianto con la minore potenza impiegabile”. Assolutamente oscuro …. 2 anni per scrivere queste cose…..

3- Terzo Concetto Fondamentale: Ottimizzazione degli impianti
Sul terzo concetto il documento ASSIL non riesce ad andare oltre a quanto già espresso al precedente punto. Inoltre si fa riferimento ad una normativa europea di cui parleremo a margine.
Tuttavia dobbiamo sottolineare come nel documento:
– Non esista ottimizzazione nell’adeguamento dell’esistente,
– Non esista valore minimo di ottimizzazione nelle strade
– Non esista valore minimo di ottimizzazione negli altri ambiti

4- Quarto Concetto Fondamentale: Utilizzare sorgenti efficienti
“Gli impianti di illuminazione, in base al compito visivo, devono impiegare sorgenti luminose che, sia a livello di resa cromatica, sia di efficienza luminosa, sia di durata, abbiano le migliori prestazioni in base allo stato della tecnologia.
Nei territori ricadenti all’interno delle zone di protezione devono essere privilegiate le sorgenti a ridotta dispersione cromatica (sodio alta pressione), da utilizzare obbligatoriamente per impianti non a carattere di arredo urbano.”

é evidente come questa frase declassi il sodio ad una lampadina di nicchia quasi da estinzione e solo per aree tutelate.
é evindente che c” ben poca cura dell’ambiente se l’unica sorgente che contemporanemanete:
– è la più efficiente, mantenedo nelle nuove generazione una buona resa cromatica,
– è in ogni testo di legge regionale un riferimento di efficienza, edi eccellenza,
– è la sorgente più ecocompatibile e che influenza meno la biologia degli organismi viventi più fotosensibili sulla terra (piante, animali e uomo),
– è la sorgente più indicata per proteggere l’osservazione astronomica,
– è l’unica sorgente di cui si può sempre ridurre il flusso luminoso senza problemi (quasi un articolo costruito in antitesi a quello successivo).

Inoltre la posizione illuminotecnica di non privilegiare la luce calda in ambiente urbano antico che è stato illuminato nell’antichità con lampade a gas, a olio o altro, ma comunque con sorgenti calde e non “bianche” di colore “spettrale”, è oltretutto una aberrazione di una cultura illuminotecnica che vuole stravolgere l’ambiente urbano notturno, la sua visione e l’intimità dei nostri centri storici.

Per finire, non essendo indicati nè il sodio quale riferimento di efficienza nè alcun valore minimo di efficienza (per esempio tipo 90lm/W, come in molte leggi), si possono utilizzare SEMPRE ed in qualsiasi caso qualsiasi tipo di lampada in quanto non viene specificato cosa si intenda per alta efficienza in funzione dell’applicazione.
é curioso come non esista nulla sulla rimozione delle lampade a mercurio e sull’utilizzo di sorgenti alternative efficienti e di minore potenza.

5- Quinto Concetto Fondamentale: Riduttori di flusso
Come detto questo è stranamente l’unico concetto previsto dal protocollo, ma è piuttosto curioso che in questo caso si indichi anche quando fare la riduzione e tutte le limitazioni per farla ….. quasi a volere limitare l’utilizzo di tali sistemi.

6 – Fasce di protezione
Il documento promuove le fasce di protezione costruendo un modo per farle recepire dalle Regioni e dalle Provincie, quasi a scavalcare il potere legislativo delle stesse. Un modo superato di illuminare che solo la norma UNI 10819 conserva integro e che ovviamente non è riuscita a risolvere proprio perché un ente privato quale l’UNI o un accordo privato quale quello indicato non può imporre a nessuno di creare fasce di protezione.
Inoltre ci sembra semplicemente bestiale, quasi da guerra fredda e da Muro di Berlino, fissare dei confini per la luce, come se esistesse una illuminazione di serie A ed una di serie B, ed un territorio da proteggere di serie A ed uno di serie B.

7- Promozione realizzazione piani dell’illuminazione
“Il presente documento promuove presso i Comuni il censimento degli impianti di illuminazione pubblica esistenti,
i piani di sostituzione per l’adeguamento degli stessi ai criteri impiantistici sopra definiti, nonché l’adozione di Piani Regolatori della Luce (PRIC).”

é curioso che un documento senza valore promuova la realizzazione dei piani della luce … ed il censimento per l’adeguamento dell’esistente ai criteri del protocollo (cosa che ovviamente fa comodo a chi vende prodotti d’illuminazione), ma soprattutto si osserva:
– prima si promuove l’adeguamento a criteri incomprensibili e laschi (e quindi praticamente inutili) e poi ai Comuni si propongono i piani della luce?
– Ma quali sono i termini dell’adeguamento? Chi ha il potere di fare questo? Chi controlla e che cosa controlla i dati certificati dagli stessi produttori?
– chi fornisce i finanziamenti, i produttori stessi?

8- Progettazione illuminotecnica
“Tutti gli impianti di illuminazione pubblica e privata (con potenza di flusso luminoso minimo di 150 klm) ad eccezione di quelli di modesta entità () previsti nelle deroghe, dovranno essere realizzati sulla base di un progetto illuminotecnico redatto da un progettista qualificato indipendente o dipendente dal committente.
Il progettista garantisce che il progetto risponda ai requisiti di legge e che le prestazioni dichiarate siano effettivamente riscontrabili sul campo.
Devono essere inoltre mantenuti tutti gli standard qualitativi definiti dal progetto.
Qualora l’impianto realizzato non fornisca le prestazioni indicate in progetto, il progettista è tenuto a motivarne le cause.”

In questa sezione ci sono molti spunti di osservazione:
– il produttore si arroga il diritto di redigere progetti illuminotecnici;
– il progettista “garantisce” il rispetto della legge? Quale legge? Questo documento è una legge?
– se quanto realizzato non risponde al progetto, il progettista è solo tenuto a motivare le cause. Ma se non è lui il direttore dei lavori? Ma se fa tutto un installatore esterno, cosa motiva il progettista? Chi controlla l’installatore?
– il progettista garantisce che le prestazioni dichiarate siano riscontrabili sul campo ….. ovviamente su dati fotometrici forniti e autocertificati dallo stesso produttore di corpi illuminanti!

Mi sembra un vecchio accordo fatto con So.le che recita: SO.LE si impegna a “valutare” la “possibilità” di “progettare” gli impianti in conformità al protocollo sottoscritto…. Leggasi:…. Poi chi realizza fa quello che vuole!

9- Controllo di quanto dichiarato in fase progettuale

Questo punto è uno dei più simpatici e che evidenzia la natura del documento, in quanto:
– Le case costruttrici e gli importatori hanno l’obbligo di fornire tutta la documentazione riportata MA SOLO su richiesta del committente;
– ma soprattutto i legali rappresentanti delle aziende dichiarano la veridicità dei dati fotometrici, NON i laboratori che li hanno fatti e neppure i responsabili di tali laboratori ma solo i legali rappresentanti che possono dichiarare quanto vogliono.

10- Direttiva europea
Questo documento richiama una direttiva europea sul risparmio energetico nell’illuminazione per esterni che non trova alcun tipo di applicazione in quanto definisce dei VALORI MASSIMI di potenza installata al chilometro di strada, valori che poi sono ridicoli in quanto permettono di illuminare una qualsiasi strada con lampioni alti 5 metri e sorgenti da 70W oppure con lampioni alti 12 metri e sorgenti da 250W. Insomma i due impianti sono identici…… a che giova scrivere un simile documento che non avrà alcun effetto sul risparmio energetico? Il motivo c’è: chi l’ha scritto sono i “soliti noti” che in Italia ed in Europa si occupano di illuminazione: le multinazionali … e anche con la partecipazione dei piccoli produttori italiani! Insomma nulla di nuovo all’orizzonte!

CONCLUSIONI
In conclusione la mancata sottoscrizione del documento UAI-IDA-ASSIL non è solo una questione di coscienza e di coerenza di CieloBuio. Firmare un tale documento sarebbe stato un insulto ed una presa in giro verso chi ci ha sempre seguito ed ha ottenuto risultati importanti applicando le leggi regionali da noi supportate.

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