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DarkSky in Europe![]() Consult English Section: "Dark Sky in Europe" Download the guidelines paper "European Effort to prevent Light Pollution" based on the Lombardy Law number 17 of year 2000 13777-CieloBuio![]() November 2000 - Minor Planet Circulars (13777) Cielobuio = 1998 UV6 Discovered 1998 Oct. 20 by M. Cavagna and A. Testa at Sormano. Motivazione: "...Cielobuio ha giocato un ruolo fondamentale di supporto all''approvazione della legge regionale della Lombardia contro l''inquinamento luminoso, una delle più avanzate del mondo..." |
Articolo: Vogliamo il cielo di trent'anni faInviato da: Adminbabababa di Mercoledì, 14 Novembre 2001 - 08:15
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C'è un tipo di inquinamento nuovo, ma che non è nuovo, perchè esiste da molto tempo prima degli altri, un tipo di inquinamento di cui nessuno ha mai sentito palare, ma che tutti, nondimeno, hanno sotto gli occhi in ogni momento, un tipo di inquinamento stupido, più stupido di tutti gli altri, che già sono stupidi a sufficienza, ma che nemmeno il più intelligente dei politici, degli ecologi, degli urbanisti ha mai sentito porbabilmente nominare, a meno che non conosca personalmente qualcuno dei pochi soggetti che in Italia se ne occupano: l'inquinamento luminoso. di Gabriele Vanin Sicuramente quando l'uomo primitivo riuscì ad accendere per la prima volta il fuoco e ad utilizzarlo non solo per scaldarsi e cucinare, ma anche per illuminare la sua caverna, mai avrebbe pensato che la luce, l'eccessiva luce, sarebbe diventata di lì a molte migliaia di anni un problema. E' un problema, perchè‚ la luce genera quella forma di inquinamento di cui dicevamo in apertura, l'inquinamento luminoso, che rischia non solo di farci vivere peggio, come altre forme di inquinamento, ma che ci toglie addirittura il rapporto con tutto l'universo. - Ma sono soldi nostri! - , rispondevano al povero Giulio Fajeti, che tre anni fa si era permesso, dalle colonne del Gazzettino, di mettere in dubbio l'utilità e di sottolineare gli sprechi delle luminarie di Natale. Come si accennava, un altro scopo dell'illuminazione pubblica moderna, apparentemente più nobile, è quello di proteggere i cittadini dai malintenzionati: peccato che molti studi dimostrino proprio il contrario, e cioè che il crimine aumenta là dove proliferano le luci (forse perchè‚ il malvivente sa che dove vi sono luci sfarzose ed abbaglianti c'è qualcosa da difendere) e che nessuna installazione luminosa in nessuna zona del mondo ha mai fatto diminuire la percentuale di furti o rapine. D'altra parte, le luci per la sicurezza sono così spesso abbaglianti e maldirette che danno fastidio piuttosto al proprietario o alla forza pubblica che non a un accorto criminale. Ma, più in generale, sembra che il prolifarare delle luci risponda soprattutto ad una pulsione atavica, a una colossale paura, terrore quasi, del buio. E' assurdo che sia l'uomo moderno, alle soglie del terzo millennio, a provare una sensazione che forse non albergava neanche in Neanderthal, col suo piccolo cranio. Se non altro perchè‚ lui, e tutti gli uomini prima di quello moderno, sapevano che di notte non c'è nulla più di quanto c'è di giorno, con in più, naturalmente, il nostro massimo bene, l'oggetto dei nostri desideri, quella cosa, anzi, quelle cose, per le quali abbiamo imbastito tutto questo ragionamento, e di cui arriveremo a parlare alla fine, fra poco. E' assurdo, certo, ma come si può spiegare, altrimenti, che in molte città la notte si stia facendo giorno, che molte aree urbane, come testimoniano a sufficienza le immagini scattate dai satelliti di notte, abbiano un livello di illuminazione addirittura mostruoso? O che i russi inventino gli specchi per illuminare le notti dallo spazio? O, più banalmente, che le amministrazioni tengano le luci accese per tutta la notte, con un rapporto costi-benefici del tutto risibile? Il buio non fa paura, non deve far paura. Deve fare molta più paura la spesa assurda che va ad incidere sulle tasche di tutti noi, del costo che le luci eccessive, ridondanti, malpensate, malcostruite e maldirette hanno per la comunità. Ma, considerato che gran parte del fascio luminoso delle lampade urbane è rivolto non verso il basso, dove serve, ma verso l'alto, c'è una cosa che deve fare ancora più paura e, personalmente, devo dire che mi terrorizza addirittura, e non stò scherzando: che di qui a pochi anni, se continua così, l'uomo avrà perso la memoria del cielo stellato; le luci in terra avranno cancellato quelle in cielo. Le stelle, quelle stelle che sono così importanti per noi, spariranno per sempre, e i nostri bambini non sapranno mai che sono esistite. Ma non è soltanto un debito di riconoscenza che dobbiamo pagare. Non è solo riferito al passato il nostro legame con l'universo. Continua tuttora, e lo farà per un tempo che confina strettamente con l'eternità. Il Sole, per esempio, è un oggetto astronomico così importante che risulta ozioso il farlo notare. E' stato scritto giustamente che per noi è la cosa più importante in assoluto. E' vero, sicuramente non verrà inghiottito dalle luci, ma solo se le luci ci continueranno a permettere di vedere le altre stelle, quelle lontane, sapremo precisamente che cosa aspettarci dalla "nostra" stella, nel futuro. Ma c'è di più: la Terra è immersa in un nugolo di oggetti pietrosi e metallici che potrebbero colpirla e indurre catastrofi su larga scala, come è già successo decine di volte nel passato; il radar non è sufficiente per assicurarci il futuro, occorre che i cieli siano ancora abbastanza scuri per consentire ai telescopi ottici di censire per bene gli asteroidi "grattaterra", per scongiurare un disastro che potrebbe avvenire, per quel che ne sappiamo, anche domani. Inoltre, una stella nei dintorni del Sole potebbe esplodere come supernova e distruggere la vita sulla Terra; queste esplosioni dovrebbero avere dei segnali premonitori, tali da consentire delle efficaci contromisure; ma un cielo chiaro non permetterebbe nè‚ di evitare la calamità, nè, nel frattempo, di studiare le altre supernovae, più lontane, per sapere se e come funzionano i segnali di preavviso. Ancora, i movimenti del cielo stellato, lo si capisce sempre meglio, costituiscono una formidabile palestra naturale per avvicinare milioni di bambini e adolescenti alla scienza, senza il bisogno di laboratori o sofisticate apparecchiature. E, tra l'altro, il cielo l'unica macchina che funziona senza bisogno di energia o manutenzione, basta un po' di pazienza, un clima favorevole e, naturalmente, un cielo scuro. Sono solo esempi: potrei continuare, se non temessi di annoiare. Vorrrei solo puntualizzare bene questo concetto: non è possibile pensare che la Terra possa separarsi artificiosamente da tutto il resto. La Terra, solo la Terra, avrebbe tutto da perdere: noi abbiamo bisogno dell'universo, l'universo non ha bisogno di noi. Una delle conseguenze più ovvie della relatività einsteniana è che, se non ci fosse l'universo, se l'intero universo, là fuori, sparisse in un istante, il nostro pianeta finirebbe in una bolla di sapone. Pensiamo, comunque, al lavoro degli astronomi, che sono i più colpiti, assieme a noi astrofili, dal proliferare dell'inquinamento luminoso: pensate che sia proprio così inutile? Conoscere qual è il nostro posto nell'universo, sapere se c'è vita oltre alla nostra, apprendere le somiglianze e le differenze fra i pianeti del sistema solare e fra le altre stelle ed il Sole, fra la nostra Galassia e le altre: sono cose da considerare con distacco? Non riguardano forse tutti noi, la nostra vita? Va anche rilevato che a uscire malconci da questo stato di cose non sono solo il cielo o il borsellino. L'eccesso di luci penalizza l'ambiente nel suo insieme. Trasformare la notte in giorno non va molto d'accordo con i ritmi naturali, nè‚ delle piante nè‚ degli animali, compreso l'uomo. Vi sono già diversi studi che lo dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio. Per questo è ancora più colpevole il silenzio delle associazioni ambientalistiche. Che cosa fare, allora? La riduzione dell'inquinamento luminoso si può ottenere. Adottando per esempio lampade di tipo diverso da quelle abitualmente impiegate per l'illuminazione stradale, che sono ad incandescenza, quelle, per intenderci, di colore giallo pallido e che fanno una luce abbastanza fioca, simile a quella delle lampadine di casa. Queste emettono su tutte le lunghezze d'onda, ovvero la loro luce è simile a quella solare. Secondo i tecnici dell'illuminazione queste lampade, che sono di tipo vecchio e scarsamente efficienti, sono quasi scomparse dal parco illuminativo pubblico nazionale, ma non sembra così, a delle rapide verifiche. Ma non siamo certo quelli che stanno peggio. Negli Stati Uniti lo spreco è di 3000 miliardi l'anno. Proprio negli USA è stato dimostrato che la battaglia contro l'inquinamento luminoso non solo non risulta utopistica o velleitaria, ma può essere vincente. L'International Dark Sky Association che ha sede a Tucson, infatti, è riuscita a ridurre nel sud dell'Arizona l'inquinamento luminoso, che cresceva del 20% all'anno negli ultimi tempi, di un fattore 2. A Tucson, una città di 700.000 abitanti, si può vedere la Via Lattea anche dal centro citadino e l'osservatorio di Kitt Peak, che si trova a 65 km, ha un cielo molto scuro. Sempre negli USA, ha preso il via la titanica impresa di sostituire tutte le lampade di Los Angeles, una delle città più inquinate del mondo e che possiede ben 225000 punti luce, con nuovi tipi poco inquinanti. Tre anni fa è iniziata la sostituzione, che prenderà 40 anni per essere completata, ma ne varrà senz'altro la pena. Purtroppo in Italia siamo ancora, è proprio il caso di dirlo, lontani anni luce da traguardi del genere, a causa del fatto che molti credono si tratti di una battaglia di retroguardia, contro il progresso e l'avanzamento tecnologico, e che il livello di illuminazione sia assolutamente connaturale al modello di sviluppo che ci siamo proposti in Occidente. Ma non è così: in altri paesi occidentali c'è già una cultura del cielo buio, come emerge chiaramente dalle foto scattate dai satelliti DMPS (Defense Meteorological Satellite Program) dell'US Air Force. La Francia e la Spagna, per esempio, come parti della Germania, sono molto più buie dell'Italia. D'altra parte, non stiamo peggio di tutti, in Europa: Inghilterra e Belgio sono molto più illuminati. E' difficile pensare che nel nostro paese si possa arrivare veramente a sostituire, nelle grandi città, le luci al mercurio con le LPS. Un traguardo non velleitario è però almeno quello di badare che vengano costruiti solo impianti di sicura necessità e che i nuovi impianti vengano muniti di queste lampade ad alta efficienza. Sotto questo profilo dobbiamo vigilare soprattutto in aree come la nostra provincia, che hanno una situazione per certi versi invidiabile, per impedire che anche i nostri centri e le nostre campagne siano trasformati in tante ville lumière. Forse qualcuno pensa che vogliamo tornare alla candela. In realtà, non si vuole nemmeno diminuire il numero delle lampade e quindi la quantità di luce che serve allo svolgimento della vita sociale, quanto indirizzarla e impiegarla meglio, risparmiando nel contempo. E' verso l'alto che noi vogliamo sia scuro, non sulle strade o nelle piazze o all'interno delle vetrine. Di Terra ce n'è una sola, dicono gli ambientalisti; bene: noi diciamo che anche di cielo ce n'è uno solo, e non vogliamo perderlo. Giù le mani dal cielo!! |
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