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Articolo: Luci di Artista a Torino fondazione citta' per l'illuminazioneInviato da: Adminbabababa di Domenica, 24 Novembre 2002 - 11:41
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Da La Stampa del 27/10/2002 FESTA DI PIAZZA PER MIGLIAIA DI PERSONE: TRA I COMMENTI PIU´ FAVOREVOLI QUELLO DELLO SCRITTORE LUIS SEPULVEDA
Torino accende la sua galleria a cielo aperto Inaugurate ieri sera le 14 installazioni previste da «Luci d´artista» «Che bello, sembra di camminare dentro a una favola» (Anita, 4 anni, ballonzolando dentro il kilim luminoso e semovente di piazza Palazzo di Città). «Adoro l´uso metaforico della luce, e la sua dimensione ludica» (Luis Sepúlveda, scrutando una piazza Bodoni ricca di suggestioni psichedeliche). «Simplement fantastique!» (Gérard Collomb, sindaco di Lione, a naso in su, sotto il tappeto volante di cubetti colorati, in piazzetta Mollino). S´accende la quarta edizione di Luci d´Artista, galleria d´arte a cielo aperto che quest´anno, attraverso i suoi 14 neon d´autore, prova a coniugare nel cielo torinese vestito a festa, letteratura, turismo internazionale e citazioni filosofiche. Quaranta giornalisti stranieri, Sepúlveda (e la sua gabbianella) che ammira i gabbiani di Casorati, la firma su un contratto con 14 città dei cinque continenti per fondare la prima «Lighting urban Community International Association» («per un utilizzo sistematico della luce come componente architettonica forte e virtuosa delle metropoli»), due opere nuove firmate da artisti come Airò e Vercruysse, rispettivamente in piazza Palazzo di Città la prima, e in piazza Bodoni la seconda. Tutto questo è Luci d´Artista quarta edizione, un´idea di cui il sindaco Chiamparino e il suo assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri vanno fieri e non solo perché ogni anno rimbalza con sempre maggior frequenza sulle riviste straniere di cultura e turismo. La giornata inaugurale comincia presto, attorno a mezzogiorno, in Sala Rossa, protagonisti il primo cittadino di Torino e di Lione, uniti per sancire la nascita del network «Luci», rete di città che spazia da Shanghai a Ouagadougou per costruire un nuovo modo di valorizzare il tessuto urbanistico: usando la luce come complice nell´architettura e nell´amministrazione della città. «Perché la luce può essere anche il fondo del tunnel - dice Chiamparino riferendosi a quella crisi che fa ombra su Torino - ma la luce è anche trasparenza oltre che bellezza, e uno stupendo strumento di comunicazione». A dimostrare quest´ultima tesi, sei ore dopo, c´è una piazza gremita di torinesi in festa, tutti riuniti di fronte al Municipio, in attesa della rivelazione di «Cosmometrie», di Mario Airò, un omaggio a Giordano Bruno, attraverso 42 disegni tratti dal libro «Adversus Mathematicos» che si riflettono, come in un caleidoscopio, sul selciato. Appena l´oscurità lo consente, attorno alle sette meno un quarto, i 42 proiettori allestiti da Airò si illuminano nell´applauso generale. La piazza diventa un enorme kilim sul quale i bambini, divertiti dal giochetto, sono i primi a improvvisare un danza «diventando loro stessi - come fa notare al microfono l´assessore Alfieri - parte integrante dell´opera d´arte». Il quarto viaggio attraverso le 485 mila lampadine piazzate da Aem fra i caseggiati del centro e della periferia (ma soprattutto centro, quest´anno) per disegnare una galleria d´arte «en plein air», comincia dal Municipio, e fa soltanto due tappe, di fronte al Regio per ammirare il tappeto di Buren e davanti alla Mole per gustarsi il «Volo dei numeri firmato Merz». Poi, un po´ in ritardo rispetto alla tabella (ma come negare al sindaco di Lione una puntatina sullo scalone ancora relativamente fresco di restauro, di Palazzo Madama?), tutti in piazza Bodoni, per attendere che quel muretto in mattoni rossi guardato con ostilità da più di un torinese, in questi giorni («Ma cosa succede? Non avevano appena finito i lavori?!») si trasformi in uno scenario metafisico: «La storia dell´esistenza umana è la storia della continua fuga dalle tenebre» dice Sepúlveda. «Ha proprio ragione - commenta sottovoce una signora osservando ammirata l´opera «Fontane luminose» - questo è un palcoscenico da Mille e una notte. E noi, principi della nostra città». - Emanuela Minucci - Inviato da Giancarlo Gotta |
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